AGCOM e la Pirateria : L’AGCOM presenta in Italia un regolamento che rassomiglia in alcuni punti al disegno di legge Statunitense Combating Online Infringement and Counterfeits Act altrimenti detto COICA (atto per la lotta alla violazione e alla Contraffazioni in rete)-

UPDATE 3 ore 19,13. L’Autorità ha pubblicato sul suo sito  il comunicato stampa sul regolamento antipirateria .  C’e’ un elemento positivo  e uno negativo.

Quello positivo, l’Autorità riferirà in Parlamento perchè ha dei dubbi sull’edificio normativo del diritto d’autore e sui poteri delegatigli dal decreto Romani. Ciò significa che si potrà aprire un serio dibattito in Parlamento sul diritto d’autore.

Quello negativo, permane il riferimento al blocco dei nomi a dominio in caso di siti esteri.

Rimangono quindi tutti i dubbi su una misura cosi invasiva e difficile da adottare del blocco dei nomi a dominio che non ha pari altrove.

UPDATE 2: Mi riferiscono di una moderata soddisfazione degli ISP, che, comunque preferirebbero questa soluzione rispetto ad altre. L’assenza di interventi sui nomi a dominio li tranquillizerebbe e il solo blocco a livello DNS non li impensierirebbe, trattandosi di azione che già svolgono sui siti di gioco e di scommesse. Resterebbe l’ordine del magistrato che dovrebbe essere chiarita. vediamo…

UPDATE: Fonti interne all’Autorità riferirebbero che  il comunicato stampa avrebbe indicato erroneamente la parola Nomi di dominio, e che non vi è intenzione di operare il blocco del nome di dominio in caso di siti esteri. Lo stesso comunicato stampa dell’Autorità starebbe per essere modificato per eliminare l’errore… staremo a vedere…

 L’Agcom ha predisposto la norma antipirateria in rete.

Si tratta di un regolamento che richiama, sotto il profilo delle misure tecniche a contrasto delle violazione del Copyright in rete, in maniera pressochè speculare la norma attualmente in discussione presso il Senato degli Stati Uniti, la famosa Combating Online Infringement and Counterfeits Act altrimenti detto COICA , che si ricordi bene è una legge federale dello Stato, e non un regolamento di un’autorità amministrativa indipendente, con accenti però, ben più marcati.

Quali sono i punti salienti del nuovo regolamento, secondo le parole della stessa Autorità? http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1262155,
“ l’Agcom si pone come ‘garante’ del corretto funzionamento di un sistema che prevede: richiesta di rimozione dei contenuti al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo da parte del titolare del diritto o copyright; segnalazione all’Autorità della mancata rimozione dei contenuti decorse 48 dall’inoltro della richiesta; verifica da parte dell’Autorità attraverso un breve contradditorio con le parti; ordine di rimozione qualora risulti l’illegittima pubblicazione di contenuti coperti da copyright.”

E sin qui, nonostante alcuni dubbi di compatibilità con la normativa italiana non vi è nulla di nuovo rispetto a quanto già fosse circolato in rete.

La seconda parte del Regolamento però, quella relativa ai siti che non possono essere soggetti alla giurisdizione italiana in quanto i server non sono presenti nel nostro paese, sempre stando alle agenzie di stampa, appare essere veramente singolare.

Leggiamo insieme le misure che si intendono adottare:

“per i siti che hanno il solo fine della diffusione di contenuti illeciti sotto il profilo del diritto d’autore o i cui server sono localizzati al di fuori dei confini nazionali, vengono ipotizzate due ipotesi alternative per le quali si chiede il parere degli operatori: predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider; possibilità, in casi estremi e previo contraddittorio, dell’inibizione del nome di dominio del sito web, ovvero dell’indirizzo IP.”

Analizziamo la prima soluzione:

i siti che “avrebbero” come scopo precipuo quello di diffondere le informazioni sulla presenza di siti aventi contenuti illegali dovrebbero fornire ai provider una lista di nomi di siti illegali, i quali, non si sa, almeno stando a quanto dichiarato dall’autorità, cosa dovrebbero fare con questi siti.

In realtà si sa.

I provider dovranno procedere ad inibire l’accesso a questi siti come avviene già per i siti di gioco e
scommesse inibiti dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato, dovranno cioè operare a livello IP o DNS per impedire l’accesso a questi siti ai navigatori Italiani.

Cosa dovrebbero farci infatti diversamente i provider con una lista di siti illegali?

Contrariamente a quanto circolato nella ultima bozza di delibera i provider dovranno quindi svolgere un ruolo attivo di filtro portando a compimento il processo già iniziato con l’inibizione avvenuta però per ordine dell’Autorità giudiziaria con il portale Pirate bay e richiamando espressamente quello che avevano consigliato le Associazioni per la tutela del diritto d’autore.

 Nel provvedimento  peraltro è ipotizzato una seconda forma di inibizione per i siti, rappresentato dal blocco “diretto” dell’IP ovvero in casi estremi sino al blocco del nome di dominio.

Il blocco “diretto” del nome di dominio è una misura che nessuna democrazia occidentale ha mai avuto il coraggio affrontare, nemmeno gli Stati Uniti, ove il disegno di legge COICA prevede si il blocco dei siti o dei domini ma tramite l’intermediazione dell’ordine di ingiunzione emesso da un Tribunale federale.

Non si comprende bene tra l’altro come possa essere adottato il blocco diretto dei domini senza la collaborazione dell’Organo Italiano deputato alla registrazione dei domini, né si comprende come un’Autorità amministrativa indipendente seppur titolata possa imporre ai registi dei domini esteri di altri Paesi un obbligo di “blocco” dei domini.

Il che ci fa pensare che il blocco dei domini avverrà probabilmente imponendo tale blocco ai cd Maintainer, ovvero alle società che si occupano di registrare e mantenere i domini in Italia.

Il regolamento Italiano appare sotto il profilo inibitorio  essere per il resto speculare alla Norma Statunitense.
Leggiamo cosa prevede il Disegno di Legge attualmente in discussione presso il Senato degli Stati Uniti.
Il Combating Online Infringement and Counterfeits Act (atto per la lotta alla violazione e alla Contraffazioni in rete) attribuisce al Dipartimento di Giustizia la facoltà di inibire l’accesso ai siti di tutto il mondo che contribusicono alla condivisione di file coperti da diritto d’autore.
La norma prevede, nello specifico, che il Dipartimento di Giustizia possa ordinare alle varie Corti Federali di emettere un’ingiunzione contro i responsabili della registrazione dei domini e i gestori degli spazi web che concorrono alla violazione della legge sul copyright.
Nel caso in cui il registro di dominio di un sito sia fuori degli Stati Uniti, il disegno di legge prevede che la responsabilità dello sbarramento ricada sui registri di dominio di primo livello, la maggior parte dei quali (come dot-com, dot-net, dot-org) sono archiviati negli Stati Uniti.
Se il dominio di primo livello è invece registrato fuori dagli Stati Uniti, la nuova normativa attribuisce agli ISP la responsabilità del blocco di accesso al dominio estero.
La norma, come si diceva, è attualmente al vaglio del senato degli Stati Uniti, dopo essere stata approvata all’unanimità in Commissione Giustizia
Sembra speculare a ciò che è stato pensato in Italia.
Non resta che attendere gli sviluppi della consultazione pubblica.

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on venerdì, dicembre 17th, 2010 at 16:04 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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