Facebook, il “Porcellum” e la guida senza patente. Le gravi conseguenze della sospensione delle campagne d’opinione.

Facebook, il “Porcellum” e la guida senza patente. Le gravi conseguenze  della sospensione degli account delle campagne d’opinione.

di www.fulviosarzana.it

Facebook si sa costituisce oggi lo strumento più rapido e più efficace per lanciare campagne di opinione, scambiare opinioni in rete e condividere idee.

Ma Facebook è anche espressione di  una società commerciale che prende decisioni in grado di influenzare in maniera determinante la libertà di espressione in rete.

L’ultima vicenda, tra le più eclatanti, presenta caratteristiche alquanti singolari, e, come vedremo, in grado di avere conseguenze molto gravi sulla libertà di espressione in rete.

E’ accaduto che alcune organizzazioni per le libertà ed i diritti civili abbiano aperto alcune pagine  su facebook ( e non solo) per sensibilizzare l’opinione pubblica “telematica” sulla possibile  modificazione dell’attuale legge elettorale, chiamata in diverse maniere, non tutte entusiastiche.

L’evidente successo dell’iniziativa deve aver avuto alcuni risvolti negativi sulla violazione di qualche comma ( ma nelle condizioni d’uso si badi bene non vi sono regole precise su questo punto)  delle condizioni di uso previste dal gigante americano per la fruizione della piattaforma da parte degli amministratori delle pagine, che si sono visti, senza preavviso come di consueto quando accadono queste vicende, e senza spiegazioni, privare della possibilità di amministrare correttamente la pagina.

Fin qui, a prescindere all’opportunità di privare una spontanea associazione di cittadini del diritto di dire la propria su una legge italiana, nulla di nuovo o di non conosciuto già nel passato, ma il caso in questione presenta alcune possibili conseguenze molto gravi dal punto di vista del diritto.

Innanzitutto, analizzando  le modalità di sospensione dell’account ci si accorge di un fatto alquanto anomalo, gli organizzatori non sono infatti più in grado di pubblicare messaggi in bacheca e quindi, si presume, non possono nemmeno moderare  gli interventi di coloro che lasciano i messaggi in bacheca.

La situazione che ricorda da vicino  gli exploit di radio radicale degli anni ottanta, o più di recente i microfoni aperti delle radio leghiste, nasconde una vera e propria insidia in quanto può accadere che gli organizzatori che non sono più in grado di controllare quanto avviene sulla propria bacheca possono  essere chiamati a rispondere di gravi reati qualora i frequentatori della pagina ( che è attiva e funziona) – tra i quali si può nascondere anche un malintenzionato- decidano di scrivere commenti di incitamento all’odio razziale, all’apologia ed alla istigazione di reati per i quali sia necessario l’intervento delle Autorità.

La vicenda è analoga a quella del titolare del blog il quale potrebbe essere chiamato a rispondere per i post diffamatori di terzi per non aver saputo evitare la diffusione in pubblico con la differenza che in questo caso commenti particolarmente “violenti” ed aggressivi potrebbero anche costringere le forze di polizia e la magistratura a dover intervenire “manu militari” e chiedere a facebook di oscurare le pagine, denunciando nel contempo gli autori dei post ( che però potrebbero essere anonimi o utilizzare degli pseudonimi) e gli stessi titolari delle pagine ( che sono invece persone in carne ed ossa e pienamente riconoscibili) per non aver impedito la commissione del reato.

Ulteriore elemento anomalo presente in questa vicenda è, secondo quanto riportato dagli stessi organizzatori, la risposta di Facebook alle segnalazioni di riapertura della pagina da parte degli stessi organizzatori.

La stessa Facebook starebbe “valutando la situazione”.

La risposta, se la vicenda non riguardasse l’esercizio dei diritti civili in rete, potrebbe avere del comico, in quanto assomiglia alla situazione di colui che, sospettato di avere una velocità sostenuta e di guidare senza patente, viene lasciato andare da chi potrebbe controllarlo, ( in questo caso Facebook)  , rendendosi magari conto in questo modo che è tutto a posto, senza fare nulla se non quello di privarlo della guida dell’autovettura, in attesa  di “valutare” la situazione, con il rischio, si ripete che la macchina vada a sbattere, ovvero che qualcuno possa porre sulla bacheca l’equivalente della classica “bustina” di stupefacente virtuale in grado di determinare la chiusura definitiva della pagina.

di fulvio sarzana di S.Ippolito

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This entry was posted on martedì, settembre 14th, 2010 at 11:15 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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