Il diritto di accesso ai contenuti di siti esteri e i diritti di libertà dei cittadini: Tra le pieghe delle dichiarazioni dell’AGCOM sul regolamento antipirateria.

Tra i primi commenti alla notizia della predisposizione da parte dell’AGCOm del regolamento antipirateria, si segnalano le osservazioni  molto equilibrate di Stefano Quintarelli, http://blog.quintarelli.it/blog/2010/12/il-consiglio-agcom-delibera-sul-regolamento-per-la-tutela-del-copyright.html autorevole blogger e tra i massimi conoscitori del mondo delle telecomunicazioni e di Marco Pierani,  giurista esperto di diritto della  rete, che si era fra l’altro  speso anche per segnalare i rischi di una regolamentazione avventata. http://pierani.wordpress.com/2010/12/17/agcom-una-botta-al-cerchio-e-una-alla-botte-ma-bisogna-leggere-il-testo/

Entrambi i commenti sono condivisibili nell’invito alla cautela e nei presupposti.

Ma soffermiamoci su alcuni punti segnalati da Stefano e Marco.

Stefano segnala che il testo, per come delineato nel comunicato stampa dell’Autorità, avrebbe delle notevoli migliorie rispetto alle bozze circolate in precedenza.

E tra le migliorie apportate Stefano segnala l’eliminazione dei seguenti profili tecnici “il  filtro del P2P, la chiusura degli IP address e delle porte, il rallentamento dei trasferimenti di grossi files, la rimozione ultimativa senza giudice, il filtro dello streaming, gli interventi sugli utenti, le azioni dirette sulla rete Telecom all’ingrosso”.

Tutti fatti che migliorano senz’altro la posizione dei provider, esonerandoli dal compiere attività onerose in termini economici e professionali e che li solleva dal compito, che sembrava loro essere stato assegnato di “poliziotti della rete”.

Fino ad un certo punto però.

I provider riceveranno infatti in casi di siti esteri una lista e dovranno decidere ( volontariamente o no?) se disporre il blocco degli IP o dei DNS, a fronte di una “possibile” complicità  nel reato di violazione della discplina sul diritto d’autore,  facendo ottenere comunque all’utente lo stesso risultato , quello di non poter  più accedere ad un determinato sito.

Come ha segnalato sin da subito tra gli altri Vittorio Zambardino http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/12/18/sul-regolamento-del-romani-molte-cose-migliorano-tranne-una/

E questo processo allo stato attuale non si sa se avverrà tramite un ordine di un giudice oppure no.

Quello che in verità  mi preoccupa sinceramente è  l’accettazione acritica ed ineluttabile degli obblighi di inibizione agli utenti italiani di accedere a contenuti provenienti da siti esteri.

Capisco anche  qui  le ragioni dei provider, è meglio questa  versione rispetto  al documento preliminare da cui è partita l’Autorità.

Non c’è dubbio.

Ma è meglio anche per gli utenti che si vedono precludere ogni possibile accesso a siti esteri che siano sfiorati solo dal sospetto di contenere files protetti dal diritto d’autore?

E come si farà a giudicare la liceità di un file rispetto ad un altro contenuto di un sito estero?

Chi deciderà la liceità di quel file? L’autorità? I provider? I titolari del diritto d’autore.

Si potrà forse stabilire la liceità di un sito, o di un file,   mediante la chiamata coatta  del fornitore di servizi che risiede a migliaia di chilometri di distanza che dovrebbe partecipare    al  “mini-processo”  di 5 giorni davanti l’Autorità dopo aver avuto  48 ore per rettificare?.

Appare lecito e condivisibile che in virtù dei dubbi espressi dal titolare dei diritti si impedisca agli utenti italiani di accedere in massa a contenuti  provenienti dall’estero?

Come si potrà pensare a rimozione selettive di singoli contenuti e l’Autorità ritiene essere la soluzione a tutti i mali,  se i siti sono all’estero?

Bisogna esser franchi e non nascondersi dietro le dichiarazioni di principio dei protagonisti , il regolamento se contiene questi principi, presenta dei gravi rischi per i diritti di accesso dei cittadini italiani alle informazioni presenti in rete e provenienti dall’estero, risolvendosi in un rischio di “censura” preventiva alle informazioni che arrivano nel nostro paese.

Ci troveremmo di fronte ad una massa di informazioni che non arriveranno mai in Italia perché i provider li bloccheranno alle “frontiere virtuali” del nostro paese, non potendo distinguere in maniera selettiva, come vorrebbe l’autorità,  e come forse è possibile fare per i siti italiani.

Tra queste informazioni vi possono essere articoli di giornale, porzioni virtuali di libri, semplici informazioni provenienti da siti sospettati di essere  illegali e posti nella condizione di non essere visti in italia, ponendo le basi per un’operazione di oscuramento dei siti stessi che non riguarderà i siti pedopornografici o i casino virtuali ma qualsiasi sito, blog o altro sospettato di contenere informazioni coperte da copyright, e, senza che questa verifica possa essere ragionevolmente fatta dall’autorità per le garanzie nelle comunicazioni che si limiterà a effettuare questo mini processo lasciando tra l’altro i provider  nel dilemma di  dover o poter intervenire.

Ma veniamo al procedimento di inibizione.

Il fulcro di tutto il regolamento è infatti   in questo procedimento richiesto a gran voce dai titolari dei diritti ed è solo per questo motivo che l’Autorità è intervenuta, nonostante infatti  la premessa dell’Autorità sulla promozione di contenuti legali  e sull’estensione delle licenze collettive, non mi è ancora chiaro perché sia stato necessario emettere per questo motivo  un regolamento ad hoc.

Nella mia  carriera di giurista non ho mai visto un regolamento di un Garante che promuova l’uso legale di un certo istituto, visto che viviamo in una economia di mercato e che tutti noi siamo in grado di decidere se violare o meno la legge, mentre  ne ho sempre visti invece di buoni e meno buoni, per regolamentare un settore e reprimere le violazioni di legge.

Il punto nodale di tutto  il regolamento è quindi  la possibilità che vengano predisposti strumenti idonei a realizzare lo stesso risultato che si è avuto con i siti di gioco di scommesse ovvero la rimozione dei contenuti o l’inibizione per i siti esteri realizzata con le pratiche di blocco degli IP o dei DNS ad opera degli Internet service provider

C’è chi dice che l’Autorità non avrebbe potuto fare altrimenti, soprattutto in relazione agli obblighi che avrebbe ricevuto dal Decreto Romani .

Per quanto io la  ricerchi all’interno del decreto Romani non riesco a trovare una norma che fornisca l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del potere di cambiare le norme del codice civile e delle leggi dello stato in tema di proprietà intellettuale.

Per quanto io ricerchi nella norma inoltre appare chiaro che il decreto si riferisce ai fornitori di servizi audiovisivi  e non si occupa  dei presupposti  per perseguire eventuali violazioni compiute attraverso programmi peer to peer da parte di siti e portali né fonda un potere di intervento dell’autorità avverso informazioni provenienti dall’estero.

Non vi era alcuna necessità che la normativa riguardasse le piattaforme di fruizione dei contenuti on line che non rientrano in questa norma né vi era un obbligo da parte dell’autorità di procedere in tal senso.

La stessa Autorità dichiara oggi di aver deciso di sollecitare il Parlamento nel rivedere le norme.

Giustissimo.

Perché non l’ha fatto prima di emettere il regolamento?

Perché non ha investito immediatamente il Parlamento , sollevando gli stessi dubbi che il Presidente Calabrò aveva sollevato  nel gennaio 2010 di fronte alle Camere sull’effettività del Decreto Romani,  prima di emettere una norma che la vede al centro di un complesso meccanismo para-giuridico di contestazione di addebiti addirittura  in riferimento a soggetti esteri e con la possibilità di disporre il blocco del dominio, come appare dal comunicato stampa dell’Autorità?.

Cosa ha fatto decidere all’Autorità   di trasformare   in corsa l’indagine conoscitiva sul “diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, emesso  nel febbraio del 2010,  solo un mese prima del decreto Romani, che appare essere un documento molto  equilibrato e condivisibile come ben segnala Guido Scorza, http://punto-informatico.it/3036210/PI/Commenti/hadopi-all-italiana-agcom-coraggio-dell-indipendenza.aspx in un procedimento sanzionatorio indiretto nei confronti dell’utente?.

E’ a queste domande che bisognerebbe trovare risposta forse più che  a quelle che verranno poste  nella consultazione pubblica.

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on sabato, dicembre 18th, 2010 at 14:28 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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