Il pasticcio delle frequenze: approvato il disegno di legge di stabilità che di fatto legittimerebbe una “spoliazione” delle frequenze appartenenti alle televisioni locali.

Le frequenze analogiche destinate alla banda larga ancora non sono state liberate e già scoppia la polemica. Il disegno di legge di stabilità per il 2011, approvato alla Camera con 303 sì, 250 no e 2 astenuti, è ora all’esame della commissione Bilancio al Senato. L’approvazione definitiva del testo dell’ex finanziaria è prevista entro il 10 dicembre. All’interno della norma vi sono le prescrizioni contenenti l’assegnazione dei diritti d’uso liberate dalle televisioni che passano al digitale terrestre, che avverrà con meccanismi di asta da definire. Tale operazione dovrebbe generare un guadagno per lo Stato pari a 2,4 miliardi di euro. L’intera operazione richiama alla mente “l’infelice” ( per gli assegnatari, non per lo Stato) gara del Wi Max che “partita” con grandi speranze ( e con “grassi” introiti per lo Stato) oggi segna decisamente il passo. L’operazione di assegnazione d’uso delle frequenze si concluderà entro il 2012, perché, in realtà, le frequenze che oggi vengono messe all’asta sono ancora occupate dalla tv. «Noi abbiamo detto all’Unione Europea che eravamo in grado di anticipare la vendita di queste frequenze, ma su procedure, regole e tempi aspettiamo l’Authority», ha sottolineato il ministro. http://www.pubblicaamministrazione.net/infrastrutture-it/news/2593/frequenze-tv-romani-previsti-24-mld-da-vendita.html  Le televisioni che dovranno cedere le frequenze verranno indennizzate con una percentuale pari al 10 % della somma ricavata dall’asta pubblica sulle frequenze, e comunque per una somma non superiore ai 240 milioni di euro . Ora, nonostante la misura sembri effettivamente necessaria per la larga banda oltreché imposta dalle norme comunitarie in materia, sembrerebbe, stando almeno a quanto affermato dall’Unione delle radio e tv locali http://www.comitatoradiotv.org/Comitato%20Radio%20Tv%20Locali%20comunicato%20su%20emendamento%20frequenze.pdf    che le misure proposte vadano a ricadere solo sulle televisioni locali e non sulle grandi emittenti nazionali, legittimando un saccheggio ai danni delle stesse senza un adeguato compenso e riducendo in modo significativo il pluralismo informativo locale. In poche parole lo sviluppo della banda larga mobile a favore di chi potrà permettersi l’acquisto delle frequenze ( ovvero i grandi player delle telecomunicazioni) avverrebbe a discapito della piccola e media impresa italiana del settore radiotelevisivo e non dei grandi player del settore televisivo, penalizzando i piccoli Editori e limitando quindi l’informazione locale. Non si comprende bene in realtà se le affermazioni del comitato delle radio e tv locali siano una sorta di battaglia di retroguardia al fine di salvaguardare i propri diritti acquisiti, tra i quali collocare anche le frequenze, che vengono considerate al pari di beni aziendali, quando in realtà, come è noto, appartengono allo Stato, oppure sia fondato il pericolo che il mercato delle frequenze lungi dall’essere concorrenziale e portare sviluppo anche nel settore delle comunicazioni elettroniche, debba passare dai “soliti noti” televisivi, ai “soliti noti” delle telecomunicazioni, perpetuando un oligopolio che nel settore delle TLC dura oramai da più di un decennio, con buona pace del principio ( mai attuato in verità) della liberalizzazione delle telecomunicazioni.

Anche qui staremo a vedere.

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on mercoledì, novembre 24th, 2010 at 14:21 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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