Wikileaks e i siti italiani che rilanciano le informazioni scomparse mediante “mirroring”: esiste il pericolo che possano essere oggetto di sequestro in virtù dell’applicazione degli art 648, 616 o 618 del codice penale ?

L’arresto del leader di Wikileaks e l’oscuramento del sito principale della stessa organizzazione  ha dato il via ad una serie di azioni (e reazioni) a catena.

Tra le azioni annunciate nel nostro paese da varie organizzazioni   vi è quella del “rilancio” anche in Italia  delle informazioni su siti italiani delle notizie oscurate presso il portale principale.

Ma la vicenda dei mirror ( cosi si chiamano i siti che rilanciano notizie altrove non più disponibili)  per quanto sia importante per la libertà di espressione e per la diffusione delle informazioni altrimenti precluse, nasconde però un elemento estremamente  insidioso.

 

Come già  riferito,  allo stato attuale al di là delle accuse di stupro che avrebbero giustificato  l’emissione del provvedimento cautelare a carico del fondatore di Wikileaks  non vi sono, a quanto è dato di apprendere, in Italia indagini legate alla diffusione di dati riservati e ciò presumibilmente  per due ordini di motivi:

Il primo è che non vi è la diffusione di documenti segreti italiani in grado di giustificare un indagine per violazione dell’interesse nazionale.

Non vi sarebbe infatti  la diffusione di alcuna informazione proveniente dalle nostre ambasciate e rappresentanze consolari né la diffusione di informazioni relativa a paesi alleati sarebbe avvenuta a scopo di guerra, il che escluderebbe qualsiasi riconducibilità alle ipotesi di reato contro gli interessi dello Stato Italiano previsti dal codice penale

 

Ma il vero motivo per il quale non appare possibile perseguire alcun reato in Italia è rappresentato dall’assenza nel territorio italiano dei soggetti che si vorrebbero perseguire nonché dall’assenza sul territorio nazionale di qualsiasi condotta od evento in grado di giustificare l’intervento della magistratura italiana, vista l’assenza degli elementi soggettivi ed oggettivi del reato.

In pratica i soggetti che hanno agito non hanno niente a che vedere con l’Italia né le azioni sono avvenute neanche in minima parte nel territorio  italiano.

E’ questa a quanto sembra l’orientamento seguito anche dalla Procura di Roma, che stando alle notizie di stampa, avrebbe deciso di non intervenire ( fino ad ora) sulla vicenda.

 

Ma la pubblicizzazione di una “campagna” di disobbedienza civile e la sua realizzazione  basata sulla diffusione di informazioni anche attraverso siti e server italiani potrebbe però cambiare le carte in tavola.

La pubblicazione in Italia di documenti provenienti ( secondo le notizie di stampa)  da reato potrebbe infatti configurare anche in Italia l’esistenza di alcuni reati tra i quali sembrerebbe ipotizzabile  il delitto di ricettazione previsto dall’art 648 del codice penale che difficilmente potrebbe venire contestato ad un organo di stampa (  anche se in questi ultimi anni  è successo anche questo in almeno in tre casi,  il caso Sarkozy-fuori onda in Francia http://www.vip.it/video-fuorionda-sarkozy-giornalista-guai/, il caso dell’iphone 4 legato al portale Gizmodo http://www.melablog.it/post/11449/prototipo-di-iphone-4g-gizmodo-rischia-ben-piu-dellaccusa-di-ricettazione  e in Italia con la vicenda relativa alle intercettazioni delle telefonate del premier nel caso Ruby, poi pubblicate sugli organi di stampa, per il quale sarebbero stati indagati alcuni giornalisti)  ma che potrebbe senz’altro trovare spazio in un contesto privato di pubblicazione.

Così come potrebbe essere riscontrata la presenza di fattispecie riconducibili agli art 616 o 618  del codice penale che puniscono rispettivamente la violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza  nonché  la Rivelazione del contenuto di corrispondenza.

La presenza potenziale di reati compiuti ( anche ) in Italia in virtù del mirroring potrebbe spingere qualche procura ad indagare per appurare se effettivamente queste attività  possano essere ricondotte alla commissione di un reato anche sul territorio italiano

E ripeto in questo caso non si tratterebbe di organi di stampa, che godono di qualche forma di tutela, ma di  portali ospitati su  server  probabilmente presenti in Italia che potrebbero essere chiamati a rispondere di una diffusione ritenuta illecita, senza la rete di protezione della libertà di stampa.

Giustificando, ed è qui il timore più forte, eventuali misure repressive, non solo contingenti, come potrebbero essere quelle legate alle indagini penali per  ricettazione, o per  altro tipo di reato, che a questo punto potrebbero essere svolte anche in Italia, ma anche di lungo periodo  fornendo al contempo un “pretesto” per mettere sotto controllo la rete con norme “liberticide” in grado di prevenire fughe incontrollate di notizie.

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on giovedì, dicembre 9th, 2010 at 01:59 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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