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AUDIO. Esiste la diffamazione su facebook? quali rimedi? Come proteggersi? da Radio Rai tre.

Una donna livornese è stata condannata per diffamazione su facebook per aver “insultato” il suo datore di lavoro.

Anche una donna di Benevento è stata condannata ad una sanzione detentiva per diffamazione su “faccialibro”.

Il Sindaco Michele Emiliano è stato rinviato a giudizio a fine novembre per aver presuntivamente diffamato un Mini-Sindaco della citàà Pugliese.

Esiste la diffamazione su facebook? quali rimedi? Come proteggersi?

gr314gennaio

Fulvio Sarzana

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Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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Published by on gennaio 14th, 2013 Commenti disabilitati su AUDIO. Esiste la diffamazione su facebook? quali rimedi? Come proteggersi? da Radio Rai tre.

DDL sallusti. Cosa rischia Sallusti (e cosa non rischia Farina). Il perchè di una norma incostituzionale.

Una legge cosi “brutta” (e destinata ad essere probabilmente cassata dalla Corte Costituzionale) non si vedeva dall’approvazione delle legge 40 sulla procreazione assistita. Norma che, come è noto, è stata demolita pezzo per pezzo dalla Corte Costituzionale.

La Salva Sallusti, tenuta in vita da un accanimento terapeutico dai parlamentari, che vanno avanti solo per non dire “ci siamo sbagliati, scusate tanto”, avrebbe bisogno al più del testamento biologico.

Non quello che il Parlamento, in seduta terminale, emulando i precedenti consessi con la non rimpianta legge 40 si accinge ad approvare con un blitz, tipico atto delle democrazie morenti, ma quello che certifichi, al di là dei contenuti, la sua prematura scomparsa. Sgomberiamo il campo da equivoci: la norma cosi formulata appare probabilmente viziata dai crismi dell’incostituzionalità.

Da un lato infatti la figura del giornalista semplice rispetto al giornalista direttore verrebbe ad essere punita in caso di diffamazione con il carcere, mentre la diffamazione (per omesso controllo) del direttore con una pena pecuniaria.

Ad oggi il direttore viene punito con una sanzione penale diminuita, ma sempre commisurata all’attività giornalistica, in quanto il direttore, di solito è un giornalista, tranne nei casi di una pubblicazione organo di un partito, o movimento politico, o organizzazione sindacale (art. 47 legge 69/1963); – oppure una rivista a carattere tecnico, professionale o scientifico (art. 28 L.69/63).

La norma presenterebbe, a mio giudizio, evidenti violazione dell’art. 3 Cost e dell’art. 27 Cost., in quanto fra le altre conseguenze sottrarrebbe al giudice la possibilità di valutare la gravità dell’azione del direttore responsabile quando, nella valutazione dell’attività diffamatoria, lo stesso giudice ha invece la possibilità di applicare due differenti sanzioni al giornalista autore dell’illecito.

C’è un precedente dichiarato incostituzionale dal giudice delle Leggi, peraltro, ed è quello del falso ideologico nella presentazione delle firme in occasioni di competizioni elettorali, che, declassato ad ammenda da una leggina dello Stato, venne poi dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

 Un’ultima notazione, in questa commedia degli equivoci da seconda repubblica, la merita Renato Farina, l’autore dell’articolo incriminato, che si autodenuncia per “salvare” Sallusti, dopo essersi accorto il giorno in passaggio in giudicato della sentenza, di essere stato lui l’autore dell’illecito.

conqinua su Il Fatto Quotidiano

Fulvio Sarzana

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Published by on novembre 21st, 2012 Commenti disabilitati su DDL sallusti. Cosa rischia Sallusti (e cosa non rischia Farina). Il perchè di una norma incostituzionale.

DDL Salva-Sallusti sulla diffamazione. Cosa succede il 29 ottobre in Senato.

E ora, cosa succederà al DDL Salva-Sallusti?

Come si ricorderà, la discussione in Senato giovedi scorso sugli articoli e sugli emendamenti del DDL diffamazione, dopo un dibattito molto acceso sulle previsioni dell’art 1,  è stata rinviata a lunedi 29 ottobre.

Cosa è accaduto nel frattempo e cosa potrebbe accadere lunedi in Senato?

Innanzitutto la morte improvvisa, dopo lunga malattia, del questore del Senato, Angelo Maria Cicolani,  ha fatto saltare la riunione di domani in Senato che avrebbe  dovuto porre chiarificazioni nel Gruppo del Popolo della libertà.

Quindi,  nonostante la pausa di riflessione richiesta dai Capigruppo giovedi si arriverà probabilmente al voto  in Senato, senza la chiarificazione di cui si parlava i giorni scorsi.

Si profilano, a questo punto due possibilità concrete ed una meno praticabile, ma, come onestamente riconosciuto ieri dal senatore dell’IDV Li Gotti,  l’imprevedibilità è dietro l’angolo .

In mancanza di accordo tra i gruppi, si procede all’approvazione del solo articolo 1, quello per intenderci che si riferisce all’eliminazione del carcere per i giornalisti e alle modalità del diritto di rettifica.

Questa norma all’apparenza potrebbe consentire la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria e porrebbe al riparo i giornalisti da future richieste di carcere.

L’eliminazione della sola pena del carcere per il giornalista, ottenuta attraverso lo stralcio dell’art 1, l’unico per il quale sono stati discussi gli emendamenti, e che si è arenato al momento di decidere l’entità delle pene pecuniarie, non è però scevro di conseguenze sulla disciplina generale

L’art 1 infatti si riferisce solo all’attività giornalistica in sé in quanto vengono modificate  le norme della disciplina speciale sulla stampa ( escluso quindi tutto ciò che è internet).

Vi sono dubbi sulla possibile estensione al concetto di prodotto editoriale periodico in virtù dell’approvazione di alcuni emendamenti , ma non credo che un giurista possa ritenere in tutta onestà, analizzando anche la giurisprudenza di merito e la cassazione sul punto che un blog o un sito internet  possa essere equiparato ad una testata editoriale periodica.

L’articolo 1   invece non si occupa né dell’omesso controllo del direttore né soprattutto della diffamazione compiuta dal privato cittadino,  quindi anche quella ipoteticamente compiuta da wikipedia o da un blogger, che sono invece previste dall’articolo 2 del disegno di legge.

All’art 2 non ci si è proprio arrivati nella discussione al Senato e, se non ci si arriva, approvando il solo articolo 1, lasciando stare tutto il resto per mancanza di accordo, tra l’altro con il voto segreto, ci si troverebbe nella paradossale situazione in cui il direttore responsabile di omesso controllo potrebbe non beneficiare della nuova norma, con  buona pace di Sallusti.

Se non si approva l’art 2 inoltre  con certezza la diffamazione attraverso internet o quella del privato cittadino, rimarrebbe punita come è attualmente punita, ovvero  con il carcere più la sanzione pecuniaria.

Ma perché alcuni senatori insistono nel voler far permanere sanzioni cosi alte?

Al netto di posizioni preconcette nei confronti dei giornalisti, che pure sono affiorate in alcuni passaggi del dibattito in Senato, va detto che  il motivo per il quale “Rutelli and company” hanno dubbi sull’entità della sanzione un qualche fondamento dal punto di vista del diritto penale ce l’ha.

Nonostante le sanzioni siano in sé sproporzionate, l’abbassamento delle sanzioni a 50 mila euro infatti potrebbe determinare, secondo i principi del diritto penale una impossibilità “pratica” di applicare la sanzione.

La diminuzione dell’entità della pena pecuniaria in sede processuale, infatti come conseguenza  dell’applicazione delle attenuanti ( anche generiche) porterebbe la sanzione pecuniaria sotto il limite necessario per ottenere la sospensione condizionale della pena (il  che vuol dire in pratica non pagare la pena pecuniaria).

Nel caso della diffamazione ordinaria poi, dove le sanzioni sono più basse, questo avverrebbe con certezza.

La pena quindi non sarebbe scontata e la somma non verrebbe pagata.

Inoltre quand’anche la sospensione condizionale non venisse richiesta o fosse già stata richiesta per una precedente condanna, l’ordinamento appresta un altro strumento per evitare il pagamento, ovvero la richiesta di lavori di pubblica utilità che permetterebbe anche in questo caso al diffamante di andare esente, di fatto, da pena.

In pratica la sanzione pecuniaria diventerebbe praticamente non esigibile e ciò anche  per  diffamazioni compiute più volte  nel corso del  tempo.

La richiesta di voto segreto, tornando alle procedure parlamentari, come si è già visto, è variamente intepretata.

Secondo alcuni  il voto segreto consentirebbe ai franchi tiratori di affossare l’intero disegno di legge anziché di approvare solo l’art 1, ma, l’ipotesi renderebbe palese il dissenso dei Senatori rispetto alle indicazioni dei Gruppi aprendo scenari inquietanti nel cammino già accidentato di questa fine legislatura.

Tornando ai possibili scenari potrebeb accadere  che la norma, in virtù della oggettiva difficoltà di legiferare in tempi brevi su materie cosi delicate, come richiesto soprattutto da alcuni Senatori del PD, tra i quali si segnala Vincenzo Vita, non venga approvata nel complesso e venga rinviata in Commissione Giustizia, ove giacerà in quello che viene chiamato “il binario morto” ovvero non vedrà mai  la luce.

La terza possibilità è che i Gruppi appianino le divergenze e riescano ad approvare un testo condiviso che viene poi spedito alla Camera pur essendo in realtà le posizioni, soprattutto dei singoli Senatori, molto distanti l’una dall’altra.

Quest’eventualità appare difficilmente praticabile, ma, si sa la politica è l’arte del possibile.

Fulvio Sarzana

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Published by on ottobre 28th, 2012 Commenti disabilitati su DDL Salva-Sallusti sulla diffamazione. Cosa succede il 29 ottobre in Senato.

La Legge sulla diffamazione. L’errore.

E cosi, si prospetta, come volevasi dimostrare, il ribaltamento delle intenzioni iniziali di chi aveva proposto il ddl sulle diffamazioni, o meglio di chi pensava che la riforma della disciplina portasse con sé solo l’eliminazione del carcere per i giornalisti.
L’intenzione, era sbagliata sin dall’inizio, per il semplice motivo che, per logica prima che per diritto, quando si interviene senza analisi preventiva su temi cosi delicati come la libertà di stampa e i diritti all’onore ed alla reputazione di un individuo, si commette lo stesso errore di chi intende “operare” un paziente ad una mano senza prima aver verificato cosa modificare nel polso, nel braccio e, via via nell’intero corpo.
continua su Il Fatto quotidiano
Fulvio Sarzana

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Published by on ottobre 25th, 2012 Commenti disabilitati su La Legge sulla diffamazione. L’errore.

Esclusivo. Passa La norma Salva-Sallusti. Niente carcere ma multe molto alte e obbligo di rettifica

la Commissione giustizia del Senato avrebbe approvato questa mattina la norma Salva sallusti.

Alcuni emendamenti al testo originario sono stati approvati.

Il Governo ha presentato a sua volta emendamenti

Fra le disposizioni che dovrebbero essere passate quelle relative alle multe sino a 100  mila euro per i giornalisti che si rendono responsabili di diffamazione.

Non passa l’emendamento caliendo che esclude la punibilità del giornalista

in caso di rettifica e risarcimento.

le testate telematiche ( ma non i blog) sono inclusi nella disciplina.

I Capigruppo decideranno in queste ore quando calendarizzare il provvedimento.

Si annuncia una battaglia molto dura in Aula.

La parola ora passa all’Aula.

Fulvio Sarzana

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Published by on ottobre 23rd, 2012 Commenti disabilitati su Esclusivo. Passa La norma Salva-Sallusti. Niente carcere ma multe molto alte e obbligo di rettifica

Sallusti e Formigli: due pesi e due misure. Le leggi ad personam ed il precariato dell’informazione.

Il Senato si appresta (presumibilmente già domani) ad approvare il disegno di legge “Sallusti” sulla diffamazione, che verrà poi trasmesso alla Camera. Il disegno di legge depenalizza il reato di diffamazione (o meglio elimina le sanzioni della reclusione in caso di diffamazione compiuta da chiunque, ma non quelle pecuniarie e le corrispondenti azioni di fronte al giudice civile) ma introduce pene pecuniarie molto severe (che alcuni emendamenti portano a cinquantamila euro, più il risarcimento del danno, che non potrebbe costare meno di 30 mila euro al “diffamante”), ipotizzando anche sanzioni amministrative quali la sospensione disciplinare o la radiazione del giornalista.

Lasciando da parte per un attimo la retorica del caso e concentrandosi sugli aspetti pratici della vicenda, bisogna comprendere chi sarà favorito dalla nuova norma, e chi ne subirà invece le conseguenze. A sopportare il peso maggiore delle nuove norme  saranno i giornalisti precari, quelli che lavorano senza contratto, gli autori di programmi scomodi che non hanno la copertura legale dell’editore, e che non possono permettersi di pagare parcelle agli avvocati e/o risarcimenti di centinaia di migliaia di euro, e che saranno intimoriti dalla prospettiva di non essere assunti, di non vedersi rinnovato il contratto o di dover pagare per una vita i risarcimenti previsti dalla nuova legge. Chi invece potrà permettersi tutto questo avrà la coscienza tranquilla e il portafoglio in ordine.

Per comprendere ciò che accadrà, basta vedere quello che è successo di recente al giornalista  Corrado Formigli. Il tribunale civile di Torino ha condannato a febbraio di quest’anno la Rai e il giornalista Corrado Formigli a risarcire con cinque milioni di euro Fiat Group Automobiles per il servizio del 2 dicembre 2010 in cui era stata criticata una vettura prodotta dalla casa torinese, in un modo che il giudice ha definito “denigratorio” (condanna poi sospesa).

Fulvio Sarzana

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Published by on ottobre 15th, 2012 Commenti disabilitati su Sallusti e Formigli: due pesi e due misure. Le leggi ad personam ed il precariato dell’informazione.

Storica sentenza della Cassazione: I blog non sono stampa clandestina e non sono un prodotto editoriale: Assolto Carlo Ruta perchè il fatto non sussiste

Roma 10 maggio

“La Corte di Cassazione annulla senza rinvio perchè il fatto non sussiste.”

Alle ore 19 e 30 le Parole del Presidente della terza sezione della Cassazione risuonano nell’aula oramai vuota del Palazzaccio

Il Supremo Collegio emette cosi una sentenza molto attesa e pone cosi fine a cinque anni di dispute dottrinarie e !infuocati” dibattiti sulla natura dei blog giornalisitici  e sulla loro clandestitinità in caso di non registrazione presso l’apposito registro delle testate editoriali del Tribunale, assolvendo lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina .

Dunque i blog ( anche giornalistici )  non rientrano nei prodotti editoriali della legge sull’editoria, non devono essere registrati e non sono stampa clandestina.

La III Sezione della Corte di Cassazione presieduta da Saverio Felice Mannino, con la relazione del magistrato Santi Gazzara e la presenza del sostituto procuratore generale Policastro, ha deciso oggi in udienza pubblica sullo scottante caso degli obblighi di registrazione come testata telematica dei blog e sulla natura di stampa clandestina dei blog non registrati.

La vicenda ha tratto origine dal caso di Carlo Ruta , giornalista  e saggista siciliano, condannato nel 2008 dal tribunale di Modica per il reato di stampa clandestina, pronuncia confermata poi nel 2011 dalla Corte di appello di Catania.
Il giornalista curava saltuariamente  un blog denominato , Accade in Sicilia, che forniva un informazione sui fenomeni mafiosi presenti sul territorio siciliano  che, a un certo punto era divenuto oggetto di una querela per diffamazione da parte di un Magistrato sentitosi offeso da alcuni scritti presenti sul blog.
Il tribunale di Modica aveva ritenuto in primo grado che  il blog del saggista fosse  una vera e proprio testata giornalistica, e che, pertanto, da un lato dovesse considerarsi “prodotto editoriale” secondo quanto previsto dalla legge nl. 62/2001, dall’altro, proprio in quanto “stampa periodica, dovesse essere registrato presso il Tribunale competente,

La Corte d’appello di Catania aveva,  come si è detto, confermato il tutto.

All’udienza in Cassazione, svoltasi intorno alle 12 e 30 del 10 maggio nell’Aula della terza sezione, il Sostituto procuratore generale aveva concluso per la responsabilità del Ruta, dichiarando fra l’altro “ la Corte d’appello ha ben deciso”  evidenziando come in realtà la normativa sulla stampa fosse un paracadute per  i blogger che si fossero trovati a subire un sequestro in quanto la legge sulla stampa, come è noto, proteggerebbe le pubblicazioni con un regime di sequestrabilità costituzionalmente previsto.

La natura “giornalistica” del blog di Ruta valeva a differenziare, secondo la pubblica accusa, lo stesso blog dai forum e dalle chat, che la stessa terza sezione della Cassazione, con il medesimo relatore del caso odierno, aveva invece nel 2008 escluso dal campo di applicazione del prodotto editoriale.

La difesa dello storico, rappresentata dall’Avv Arnone,  ha invece evidenziato l’illogicità dell’equiparazione ( e della conseguente responsabilità per stampa clandestina di chi non registra il proprio blog) fra testate giornalistiche e blog che, di fatto obbligherebbe migliaia di blogger a registrarsi presso la cancelleria del tribunale competente.

Durante l’arringa il  difensore di Ruta  ha anche svelato di aver ricevuto una comunicazione dall’On. Giuseppe Giulietti, relatore della norma sull’editoria del 2001, che gli avrebbe confermato che i blog non rientrano, né intendevano essere inclusi, nella nozione di prodotto editoriale, e che ciò risultava evidente dalla lettura della relazione preparatoria alla legge sull’editoria, ricevendo peraltro, come risposta dal presidente del Collegio, l’invito ad attenersi al concetto giuridico di “prodotto” editoriale risultante dalla norma, l’unico elemento in grado di essere valutato, secondo il Presidente, dal Collegio.

Il dubbio è rimasto sino alle ore 19 e 30 di oggi.

Da oggi i blog ( ed i giornalisti) sul web saranno un pò più liberi.

Riproduzione libera con  citazione della fonte

Fulvio Sarzana

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Published by on maggio 10th, 2012 Commenti disabilitati su Storica sentenza della Cassazione: I blog non sono stampa clandestina e non sono un prodotto editoriale: Assolto Carlo Ruta perchè il fatto non sussiste