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Diffamazione, rettifiche e diritto all’oblio. Tutorial per giornalisti, blogger, titolari di piattaforme ed aggregatori.

 

festival

Come comportarsi se riceviamo richieste di cancellazione di contenuti  per diffamazione, lesione dei diritti all’onore ed alla reputazione.

E se ci chiedono la rettifica?

E se la richiesta riguarda il diritto all’oblio o all’aggiornamento dei dati?

La stampa on line è equivalente alla stampa tradizionale?

Qual’è l’orientamento del Garante Privacy sul diritto all’oblio?

 

Alla risposta di queste, ed altre domande è dedicato il Seminario che si svolgerà il 15 aprile  durante il festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

Libertà d’espressione 2.0. Come difendersi dalle tentacolari richieste di danni per diffamazione

law&order | in lingua italiana

18:00 – 19:00   mercoledì 15/04/2015

Hotel Brufani – Sala Priori

« torna al programma

Bruno Saetta
avvocato

Manuale di sopravvivenza per giornalisti e blogger. A cura di Fulvio Sarzana e Bruno Saetta, avvocati e blogger.

Dalla diffamazione al diritto all’oblio, una panoramica dei casi più frequenti di rimozione di contenuti giornalistici e non. Cosa rispondere ad una richiesta di rimozione? E ad una richiesta effettuata in base al diritto all’oblio?

Per comprendere come potersi districare in un mondo di leggi e regolamenti, alcuni dei quali attualmente in discussione, il seminario affronterà le principali tecniche di difesa dalle richieste di risarcimento civile e penale. Il seminario affronterà anche il tema del diritto all’oblio e, più in generale le richieste di rettifica nel contesto digitale.

 

 

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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Published by on aprile 8th, 2015 Commenti disabilitati su Diffamazione, rettifiche e diritto all’oblio. Tutorial per giornalisti, blogger, titolari di piattaforme ed aggregatori.

Processo Why Not e Tribunale di Roma: carcere per diffamazione al Blogger. Internet equiparata alla Stampa.

080125114070_stampa[1]Chi scrive su internet e pubblica i propri articoli su una testata amatoriale ma non è un giornalista dovrà essere attento a riportare le notizie di stampa sulla rete perché potrà incorrere, in caso di condanna, nelle aggravanti di cui alla legge sulla stampa.

E’ questa la soluzione a cui è giunto il Giudice del Tribunale di Roma Terranova che ha condannato un Blogger campano, M. B., che non esercita l’attività di giornalista, per diffamazione ad un anno di reclusione, senza alcun beneficio di legge, per aver leso la reputazione di un magistrato in servizio presso gli Uffici giudiziari di Catanzaro. Il Blogger è stato dichiarato responsabile dei reati di cui agli art 595, terzo comma cp, e art 13 legge 47/1948 ( la legge sulla stampa), e condannato alla pena di anni uno di reclusione, senza benefici di legge. Il che vuol dire che se verrà confermata la condanna anche in appello, il blogger andrà dritto in carcere.

M.B.  aveva in realtà ripreso su Internet all’interno di una testata amatoriale le informazioni contenute in un articolo del giornalista Riccardo Bocca sulla testata l’Espresso. La vicenda si inquadra nelle vicende processuali relative al famoso procedimento Why Not, che aveva visto protagonista anche l’ex magistrato Luigi De Magistris, e che aveva portato ad uno scontro senza precedenti tra Magistrati degli uffici giudiziari di Salerno e di Catanzaro.

continua su Il Fatto quotidiano

Fulvio Sarzana

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Published by on febbraio 17th, 2014 Commenti disabilitati su Processo Why Not e Tribunale di Roma: carcere per diffamazione al Blogger. Internet equiparata alla Stampa.

La Condanna di un sito per i commenti diffamatori anonimi postati dai lettori viola i principi di libera espressione?

Pubblico un Anteprima un pezzo in uscita domani su “Il Fatto quotidiano” on line.

 

La Condanna di un sito per i commenti  diffamatori anonimi postati dai lettori  viola i principi di libera espressione?

La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sembrerebbe ritenere di no.

La Corte ha ritenuto fondata quanto affermato da una Corte Nazionale Estone che aveva   multato un sito d’informazione estone  per non aver censurato i commenti offensivi anonimi postati dai lettori.

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng-press/pages/search.aspx?i=003-4529626-5466299#{“itemid”:[“003-4529626-5466299”]}

Non si  tratta, per il momento di una sentenza definitiva, se infatti una delle due parti fa ricorso al Tribunale di grande istanza della Corte,  i l caso verrà ridiscusso da un Collegio di 5  Giudici.

Sulle prime la sentenza ha fatto sobbalzare più d’uno.

Il principio in base al quale un giornale  on line  possa rispondere sic et simpliciter  dei commenti anonimi postati dai propri lettori appare infatti dirompente.

Attenzione però a leggere con attenzione i principi stabiliti dalla sentenza.

Innanzitutto la sentenza  proviene non della Corte di Giustizia ma della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, se volessimo fare un parallelo con cose accadute nel nostro paese potremmo richiamare il caso del direttore di Libero Belpietro, che ha ottenuto una condanna dell’Italia ad un risarcimento per essere quest’ultimo stato condannato da un giudice nazionale per diffamazione.

Il che non significa che d’ora in poi, se non si cambia la normativa sulla diffamazione, non ci saranno più condanne per diffamazione nei confronti  dei direttori responsabili o che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea considererà contrari ai principi fondanti dell’Unione le condanne per diffamazione che avvengono nel nostro Paese.

La Corte nel caso Estone  ha ritenuto  semplicemente in base al criterio della proporzionalità che dovesse essere effettuato un bilanciamento tra i diritti alla reputazione di un soggetto  ed i diritti alla libera espressione nel caso concreto traendo la propria convinzione anche dal fatto che il sistema di filtro   relativo ai commenti  in realtà non ha funzionato, senza entrare nel merito della diffamatori età o meno dei commenti, già stabilita dal giudice nazionale.

Né si può dire che sia stato stabilito un principio generale di responsabilità dei siti ( o meglio degli intermediari.)

Il tema generale della responsabilità degli intermediari qui  non è stata affrontata  dal momento che la corte ha ritenuto che si dovesse applicare la norma nazionale sulla diffamazione.

Attenzione dunque a non cadere nell’equivoco di ritenere che sia stato deciso nell’Unione Europea che i commenti anonimi comportino la responsabilità del titolare del sito e che questo sia conforme ai principi della carta fondamentale dell’Unione.

Eppure qualche inquietudine la sentenza sembra poterla dare, non fosse altro per l’oscurità del linguaggio contenuto nella sentenza.

L’affermazione in base al quale il portale guadagnasse in realtà con i commenti  postati dagli utenti ,ancorchè anonimi, lascia delle zone d’ombra che andranno in qualche modo colmate.

In questo principio potrebbe annidarsi, pur con tutte le cautele del caso, un precedente pericoloso dal momento che una giornale on line vive normalmente del traffico presente sul sito, che genera poi gli introiti pubblicitari.

La questione dell’anonimato, seppur declinata in un caso concreto, avrebbe dovuto essere trattata molto meglio dalla Corte di Strasburgo per evitare pericolose ( e probabilmente involontarie) interpretazioni.

Fulvio Sarzana

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Published by on ottobre 10th, 2013 Commenti disabilitati su La Condanna di un sito per i commenti diffamatori anonimi postati dai lettori viola i principi di libera espressione?

Cartellopoli: paga chi denuncia. Blogger condannato a 9 mesi per istigazione a delinquere

Un blogger mette in rete le foto dei manifesti abusivi e viene condannato a nove mesi per istigazione a delinquere.

Condannato per aver denunciato l’illegalità. Il blogger non è #Sallusti, quindi #napolitano non interverrà.

#Cartellopoli.

Articolo di Carlo di Foggia sul Fatto Quotidiano di sabato 12 gennaio 2012, p. 17

Foto a pagina intera

Fulvio Sarzana

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Published by on gennaio 12th, 2013 Commenti disabilitati su Cartellopoli: paga chi denuncia. Blogger condannato a 9 mesi per istigazione a delinquere

Giusto per essere precisi…il DDL salvasallusti si applica anche ai blog con pene da 5 a 30 mila euro.

Si sono diffuse voci secondo le quali le norme in via di approvazione in senato sulla #diffamazione non si applicherebbero ai blog.

Non credo sia cosi.

l’art 2, comma c, punto 2 del DDL, secondo il testo ufficiale uscito dalla Commissione Giustizia e diffuso dal relatore Berselli, http://download.repubblica.it/pdf/2012/politica/3491.pdf prevede “Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è aumentata.
Se l’offesa è recata con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità,
ovvero in atto pubblico, la pena è della multa da euro 5.000 ad euro 30.000.”

Internet, come insegna la Suprema Corte di Cassazione da sempre, e da ultimo con la sentenza Sentenza 14 dicembre 2011, n. 46504 è “un qualsiasi altro mezzo di pubblicità” quindi i blog sono ricompresi nella formulazione della norma.

Giusto per essere precisi.

Inoltre rimane il dubbio da sciogliere se i blog delle testate editoriali telematiche, per esempio quelli su repubblica.it, corriere.it, il fatto etc, siano assoggettate alle norme sulla stampa, e quindi scontare l pene da 5000 a 50 mla oppure essere qualificate come diffamazione ordinaria, e quindi, in quanto “altro mezzo di pubblicità” far rischiare all’autore da 5 a 30 mila euro.

Sembra una differenza solo monetaria ma non lo è, se ai blog dei giornali si applica la prima norma saranno obbligate alla rettifica, e potranno beneficiare di uno sconto di due terzi della pena base, altrimenti no.

E i blog e gli articoli di testate non cartacee ( o meglio che hanno solo edizioni telematiche) , per esempio il post, lettera 43, linkiesta che faranno? seguiranno le regole della stampa con connessi obblighi di rettifica oppure no?

meditate gente, meditate…

Fulvio Sarzana

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Published by on novembre 8th, 2012 Commenti disabilitati su Giusto per essere precisi…il DDL salvasallusti si applica anche ai blog con pene da 5 a 30 mila euro.

E ora cosa succede alla #salvasallusti in discussione al Senato? Dalla Commissione all’Aula e viceversa in poche ore.

Come si sa, il DDL salva-Sallusti sulla riforma della diffamazione, dopo un iter movimentato in Aula, giace in Commissione Giustizia al Senato ed è oggetto in queste ore di un’aspra discussione per trovare un punto di incontro.

La Commissione Giustizia in verità parrebbe non trovare un punto di incontro e lo scenario più realistico che si prospetta è il seguente.

La Commissione Giustizia entro stasera  licenzia un testo condiviso  esclusivamente sul punto di cui all’articolo 1, ed in particolar modo solo sulla questione su cui è inciampato il senato, ovvero l’emendamento Mugnai sulle pene accessorie ai giornalisti, che dovrebbe essere arrivato a questa formulazione.

art. 1

1.700 (testo 5)
Balboni, Mugnai

al comma 1, lettera a),  capoverso “art.13”, sostituire il comma 4 con il seguente:

“4. Il giudice, in caso di condanna per il delitto di cui al comma 1 puo’ applicare, tenuto conto della gravita’ dei fatti, la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da uno a tre mesi. In caso di nuova condana, il giudice puo’ applicare, tenuto conto della gravita’ dei fatti, la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista da uno a sei mesi. Ad ogni ulteriore condanna pe ril reato di cui al comma 1, commesso nei due anni successivi alla precedente sentenza di condanna, il giudice puo’ applicare, tenuto conto della gravita’ dei fatti, la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista da un mese a un anno”.

In realtà, come si era capito sin da subito la scorsa settimana dagli interventi che si sono succeduti, non c’è alcuna intenzione di arrivare ad una reale formulazione  della norma, come dimostrano anche le dichiarazioni del Capogruppo del PD presso la Commissione Giustizia Silvia della Monica, che ha parlato di impossibilità di giungere ad alcuna formulazione condivisa.

L’ipotesi più probabile è che il DDL #Salvasallusti arrivi comunque in Aula domani con la risoluzione del solo problema delle pene accessorie dei giornalisti e che l’Aula del Senato, verificata l’impossibilità di proseguire rimandi un’altra volta la norma in Commissione, decretandone il definitivo decesso.

La sorte di Sallusti è dunque legata ad un emendamento che verrà inserito alla Camera  in questi giorni sulla norma di riforma delle misure alternative al carcere quali la messa in prova.

L’emendamento molto probabilmente si limiterà ad eliminare il carcere per i casi di diffamazione, per “salvare” praticamente Sallusti, e i casi simili ai suoi, senza altre norme.

Molto probabilmente però la norma si scontrerà con le stesse obiezioni che ne hanno decretato la “morte al Senato”.

In ogni caso, analizzando le vicissitudini del DDL Salvasallusti, e i balletti e le piroette di una norma che sembrava cosa fatta, ritorna alla   mente la famosa massima di Otto Von Bismarck. “Se ti piacciono le leggi e le salsicce, non guardare mai come vengono fatte”.

Fulvio Sarzana

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Published by on novembre 6th, 2012 Commenti disabilitati su E ora cosa succede alla #salvasallusti in discussione al Senato? Dalla Commissione all’Aula e viceversa in poche ore.

Sallusti e Formigli: due pesi e due misure. Le leggi ad personam ed il precariato dell’informazione.

Il Senato si appresta (presumibilmente già domani) ad approvare il disegno di legge “Sallusti” sulla diffamazione, che verrà poi trasmesso alla Camera. Il disegno di legge depenalizza il reato di diffamazione (o meglio elimina le sanzioni della reclusione in caso di diffamazione compiuta da chiunque, ma non quelle pecuniarie e le corrispondenti azioni di fronte al giudice civile) ma introduce pene pecuniarie molto severe (che alcuni emendamenti portano a cinquantamila euro, più il risarcimento del danno, che non potrebbe costare meno di 30 mila euro al “diffamante”), ipotizzando anche sanzioni amministrative quali la sospensione disciplinare o la radiazione del giornalista.

Lasciando da parte per un attimo la retorica del caso e concentrandosi sugli aspetti pratici della vicenda, bisogna comprendere chi sarà favorito dalla nuova norma, e chi ne subirà invece le conseguenze. A sopportare il peso maggiore delle nuove norme  saranno i giornalisti precari, quelli che lavorano senza contratto, gli autori di programmi scomodi che non hanno la copertura legale dell’editore, e che non possono permettersi di pagare parcelle agli avvocati e/o risarcimenti di centinaia di migliaia di euro, e che saranno intimoriti dalla prospettiva di non essere assunti, di non vedersi rinnovato il contratto o di dover pagare per una vita i risarcimenti previsti dalla nuova legge. Chi invece potrà permettersi tutto questo avrà la coscienza tranquilla e il portafoglio in ordine.

Per comprendere ciò che accadrà, basta vedere quello che è successo di recente al giornalista  Corrado Formigli. Il tribunale civile di Torino ha condannato a febbraio di quest’anno la Rai e il giornalista Corrado Formigli a risarcire con cinque milioni di euro Fiat Group Automobiles per il servizio del 2 dicembre 2010 in cui era stata criticata una vettura prodotta dalla casa torinese, in un modo che il giudice ha definito “denigratorio” (condanna poi sospesa).

Fulvio Sarzana

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Published by on ottobre 15th, 2012 Commenti disabilitati su Sallusti e Formigli: due pesi e due misure. Le leggi ad personam ed il precariato dell’informazione.