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Pirateria digitale, l’imbarazzante rapporto del Parlamento italiano.Proposta la cancellazione automatica dei siti web e la rimozione dei link, a richiesta dell’interessato, dai motori di ricerca. Il provvedimento integrale.

La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dall’On. Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete.

Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che tale relazione conclusiva ha sul web.

Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela del diritto d’autore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una immagine precisa del fenomeno.

I dati espressi dalla Commissione sono infatti dati per buoni sulla base delle semplici audizioni compiute e appare quindi utile, vista la moda del momento, effettuare il fact-checking sul rapporto conclusivo. La Commissione, dando per buono quanto riportato da un soggetto nel corso di un’audizione, quantifica i danni derivanti dalla pirateria multimediale in 500 milioni di euro.
continua su Il Fatto quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/07/limbarazzante-rapporto-sulla-pirateria-digitale-del-parlamento-italiano/492120/

Fulvio Sarzana

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Published by on febbraio 7th, 2013 Commenti disabilitati su Pirateria digitale, l’imbarazzante rapporto del Parlamento italiano.Proposta la cancellazione automatica dei siti web e la rimozione dei link, a richiesta dell’interessato, dai motori di ricerca. Il provvedimento integrale.

Google cancella 250 mila link a settimana

Sono questi i numeri delle rimozioni operate dal motore di ricerca su segnalazione di terzi, e che sono state comunicate al pubblico nei giorni scorsi nell’ambito del report sulla trasparenza.

Le rimozioni vengono operate per andare incontro alle lamentele dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale o industriale (o alle organizzazioni che le rappresentano).

Al di la delle sorprese che emergono dal report (ad esempio appare che Microsoft, e non una delle major del copyright, è il soggetto che richiede con più frequenza rimozioni di link), sembra  proprio che il gigante californiano sia preoccupato del suo futuro e delle nubi che sembrano addensarsi  su di sé, al punto di cercare di acquietare i sempre più aggressivi titolari dei diritti di copyright. 

La comunicazione un po’ a sorpresa dei numeri delle rimozioni segue di qualche giorno la notizia di una ripresa delle ostilità contro Google da parte dell’Unione Europea.

Il Commissario alla concorrenza Almunia, ha avvertito il gigante californiano che, in caso di reiterate condotte anticoncorrenziali, la Commissione non sarebbe rimasta a guardare, dando tuttavia la sensazione di volere quasi offrire a Google una sorta di via di uscita.

L’iniziativa della Commissione segue di qualche giorno l’inedita mossa  da parte di Google che  ha commissionato  uno studio al costituzionalista della Ucla Eugene Volokh, nel tentativo di eliminare le forche caudine dell’Antitrust americano.

I risultati dello studio sono sorprendenti se visti nell’ottica della tradizionale modalità di difesa dai guai di Google.

continua su Il fatto quotidiano

Fulvio Sarzana

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Published by on maggio 27th, 2012 Commenti disabilitati su Google cancella 250 mila link a settimana

Chi vuole cancellare il Web. Il diritto all’Oblìo

Alessandro Longo in un pezzo su L’Espresso di questa settimana disponibile anche sul web  mi ha intervistato sullo scottante tema del “Diritto all’oblio” in internet.

Il sottopancia dell’articolo è ” Lo chiamano ‘diritto all’oblio’. Ma rischia di diventare l’alibi con cui i politici vogliono eliminare dalla Rete il loro passato imbarazzante: una condanna penale, una scemenza detta anni prima. E hanno già pronta una legge apposta”.

L’articolo affronta punti di vista diversi da una prospettiva “neutrale”  e racconta anche casi pratici.

qui l’articolo de L’Espresso

Fulvio Sarzana

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Published by on aprile 27th, 2011 Commenti disabilitati su Chi vuole cancellare il Web. Il diritto all’Oblìo

L’Ordinanza Yahoo del tribunale di Roma sulla rimozione di link che violano il copyright: chiamate in causa anche Google e Microsoft, cosa è successo e cosa sta per succedere: il reclamo di Yahoo.

Si è già detto quasi tutto sull’ordinanza cautelare che ha disposto l’inibitoria nei confronti di Yahoo per la violazione del copyright ma alcuni particolari non conosciuti  stanno  filtrando in queste ore.

 Stefano Quintarelli ha pubblicato la sentenza in versione integrale http://blog.quintarelli.it/files/ordinanza-pfa-ms.pdf

 Innanzitutto si tratta di un’ordinanza e non di una sentenza,  la stessa contiene un’inibitoria ex art 156  della legge sul diritto d’autore e art 700 del codice di procedura civile, e la stessa  è stata ( o sarebbe in procinto di essere ) impugnata in sede di  reclamo da parte di  Yahoo.

 Le Parti.

 Le parti del procedimento ( per ciò che interessa in questa sede)  sono state il ricorrente, ovvero la casa cinematografica che ha lamentato la violazione del diritto d’autore relativo al film per il quale erano presenti link che rimandavano a siti non ufficiali sui motori di ricerca, Yahoo, Google e Microsoft in qualità di resistenti.

Queste ultime due avrebbero eccepito il difetto di legittimazione passiva in quanto soggetti che non risponderebbero con i loro branch nazionali delle attività compiute  dalla capogruppo o da altre società del gruppo e che risiedono in paesi che non sono l’Italia, ed il giudice ha dato loro ragione.

 Il fatto peraltro accade molto spesso quando si ha a che fare con società multinazionali

 Il giudice avrebbe accertato innanzitutto questo difetto di legittimazione passiva condannando il ricorrente a pagare in favore di Google e di Microsoft le spese processuali che sarebbero state quantificate in circa 5000 e 6000 mila euro.

 Il principio di diritto:

 Quanto al principio di diritto, il Giudice della nona sezione del tribunale di Roma, una delle sezioni specializzate in proprietà intellettuale e industriale,  lo stesso, stando a quanto ha scritto Massimo Melica http://www.massimomelica.net/tecnologie-societa/1311/yahoo-lordinanza-del-giudice-di-roma-tanto-rumore-nulla che per primo ha dichiarato di conoscere l’ordinanza si sarebbe limitato a stabilire che il motore di ricerca deve rimuovere i contenuti illeciti quando viene a conoscenza della natura illecita degli stessi.

Secondo Melica però la conoscenza si riferirebbe ad una conoscenza “qualificata” in quanto la conoscenza  dovrebbe provenire da una segnalazione dell’autorità giudiziaria ( o dall’autorità competente secondo quanto previsto dal decreto legislativo 70 2003 sul commercio elettronico) ma in verità leggendo il testo emerge come la segnalazione in questione sia stata effettuata  in realtà con diffida  dai titolari dei diritti d’autore.

“Limitato”  peraltro si fa per dire perché cosi facendo il giudice ha  espressamente preso posizione sulla equiparabilità tra motore di ricerca e provider ( nella figura  del caching provider, ovvero di colui che memorizza temporaneamente le informazioni, prevista dall’art 15 del decreto legislativo 70 del 2003) il quale risponde se non “agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o per disabilitare l’accesso, non appena venga effettivamente a conoscenza del fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano inizialmente sulla rete o che l’accesso alle informazioni è stato disabilitato oppure che un organo giurisdizionale o un’autorità amministrativa ne ha disposto la rimozione o la disabilitazione”.

 Il tutto dopo aver dato conto, paradossalmente, che in sede Europea, o meglio nella stessa direttiva 31/2000 sull’e-commerce, il motore di ricerca non è equiparato ai provider ai fini dell’applicazione della norma sul commercio elettronico.

  Il precedente di Google e la Corte di Giustizia:

 L’ordinanza si è  basata anche e soprattutto su quanto già stabilito dalla Corte di Giustizia Eu  sulla responsabilità di Google in tema di violazione  di collegamenti sponsorizzati in occasione di alcuni procedimenti per violazione dei diritti di proprietà industriali nel 2010.

 In tali procedimenti si è stabilito che “ L’art. 14 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 8 giugno 2000, 2000/31/CE, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno («Direttiva sul commercio elettronico»), deve essere interpretato nel senso che la norma ivi contenuta si applica al prestatore di un servizio di posizionamento su Internet qualora detto prestatore non abbia svolto un ruolo attivo atto a conferirgli la conoscenza o il controllo dei dati memorizzati. Se non ha svolto un siffatto ruolo, detto prestatore non può essere ritenuto responsabile per i dati che egli ha memorizzato su richiesta di un inserzionista, salvo che, essendo venuto a conoscenza della natura illecita di tali dati o di attività di tale inserzionista, egli abbia omesso di prontamente rimuovere tali dati o disabilitare l’accesso agli stessi. Pres. Skouris – Rel. Ilešic – Google Inc. ed alto c. Louis Vuitton Malletier SA ed altri. CORTE DI GIUSTIZIA CE, Sez. Grande, 23/03/2010, Sentenze C-236/08 a C-238/08”.

 In pratica il giudice italiano  ha stabilito che  Yahoo, al pari di Google nella vicenda portata all’attenzione della Corte di Giustizia, deve  rimuovere  i link una volta ricevuta la comunicazione dell’illiceità degli stessi.

 Si ricordi peraltro  che l’art 14 della direttiva citata dal Tribunale di Roma  è denominato “hosting”  per cui il Giudice italiano  prima avrebbe dichiarato il motore di ricerca un caching provider per poi invece equiparare  espressamente il motore di ricerca ad un hosting provider con le conseguenze future sugli obblighi di controllo, se dovesse passare tale impostazione, che tutti noi possiamo facilmente immaginare.

 La richiesta del ricorrente:

 Il problema peraltro sarebbe di più vasta portata in quanto  il ricorrente avrebbe preteso un ruolo attivo del motore di ricerca nell’eliminare tutti i link illeciti onerando lo stesso motore di questa ricerca, il che ovviamente è del tutto impossibile oltreché pericoloso in quanto in tal modo il motore diverrebbe tra le altre conseguenze a tutti gli effetti parte della vicenda potendone in seguito risponderne a titolo di concorso, come infatti prevederebbero  negli Stati uniti le disposizioni contenute nel Digital Millenium Copyright Act.

  Si deve ricordare peraltro che nel sistema del DMCA statunitense, a cui ovviamente Google nelle proprie policy si rifà, http://www.google.it/dmca.html  il  meccanismo del notice and take down e la richiesta di eliminazione di link illeciti devono essere indicati con esattezza e non possono essere in alcun modo generici.

 Questo sembra  essere un altro punto debole della ricostruzione operata dal Giudice che invece avrebbe avallato questa generica “rimozione” di tutti i link conosciuti e conoscibili in ciò errando profondamente, a parere del sottoscritto, in merito all’applicazione delle norme contenute nel già richiamato decreto legislativo 70 del 2003 ed introducendo nel nostro Ordinamento una forma di “notice and take” down generico che non può trovare riconoscimento in questa forma e con le norme attualmente in vigore.

 Yahoo dal canto suo avrebbe impugnato l’ordinanza proprio in queste ore  presentando  reclamo all’ordinanza di inibitoria basandosi anche e soprattutto su quest’ultimo  punto.

 Staremo  a vedere.

Fulvio Sarzana

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Published by on marzo 25th, 2011 Commenti disabilitati su L’Ordinanza Yahoo del tribunale di Roma sulla rimozione di link che violano il copyright: chiamate in causa anche Google e Microsoft, cosa è successo e cosa sta per succedere: il reclamo di Yahoo.

Il diritto d’autore ed internet. Le differenza tra il provvedimento dell’Antitrust nel caso Google-Fieg e la delibera 668/2010 dell’AGCOM sul diritto d’autore.

 

Interviene anche l’Antitrust nella delicata partita del diritto d’autore su internet .

E’ la seconda Autorità amministrativa indipendente che, in poco meno di un mese,  (dopo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con la delibera 668/2010 del 17 dicembre dello scorso anno )  interviene nel  settore del diritto d’autore e internet.

Ma l’intervento dell’Antitrust, rispetto a quella dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni assume da subito un connotato del tutto diverso, vuoi per l’esercizio “ corretto” dei poteri effettuato dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato all’interno  del perimetro  degli stessi  poteri attribuitigli dalla legge, vuoi per la “consapevolezza” espressa dall’Antitrust sui limiti  dell’attuale legislazione che però non giustificano,a parere dell’Autorità,  interventi non meditati legislativamente.

Dunque in estrema sintesi  l’Antitrust nel procedimento che vedeva opposti gli editori contro Google per le notizie fornite da quest’ultimo  tramite il servizio Google news decide di accettare gli impegni presentati dal gigante di Mountain view al fine di salvaguardare i principi della libera concorrenza .

Contemporaneamente la stessa Antitrust, senza entrare nel merito delle fattispecie civili e penale attinenti il diritto d’autore, ritiene di segnalare alle massime istituzioni statali il tema dell’aggiornamento del  diritto d’autore ed internet, al fine di rinvenire in futuro forme di collaborazione tra titolari dei diritti d’autore e i fornitori di servizi internet.

Senza soffermarsi sugli impegni presentati da Google e sugli esiti degli impegni presentati, che sarebbe a questo punto  un mero esercizio di stile, appare interessante  evidenziare il procedimento logico adottato dal Garante per la concorrenza per segnalare la vicenda del diritto d’autore  alle massime istituzioni del Paese.

In quest’ottica, secondo l’Authority per la concorrenza “le attuali norme sul diritto di autore, non appaiono tener conto delle peculiarità tecnologiche ed economiche di internet, in quanto non disciplinano un sistema di diritti di proprietà intellettuale nel contesto delle nuove e molteplici modalità di riproduzione e di utilizzo dei contenuti da parte di soggetti terzi sul web”.

Secondo l’Antitrust, occorre dunque tener conto della “dimensione sopranazionale al fenomeno internet”, nella tutela dei contenuti editoriali online.

 E per questo auspica che le istituzioni italiane possano ispirare l’adozione di concrete iniziative presso le opportune sedi internazionali.

La segnalazione al Parlamento appare a questo punto del tutto corretta cosi come appare corretta l’osservazione effettuata da Google nel corso del procedimento secondo la quale la tematica appartiene in linea generale dal punto di vista normativo al campo  del diritto d’autore.

In pratica l’Antitrust, nel rispetto del principio di separazione  dei poteri tra organi dello Stato, e non potendo ovviamente intervenire in un campo riservato al legislatore si è spogliato della vicenda attinente il diritto d’autore, risolvendo  la controversia in riferimento al caso concreto, accettando  gli impegni di Google dal punto di vista concorrenziale, senza ipotizzare forme alternative di cancellazione dei contenuti su internet applicabili a tutti e  dal dubbio tenore costituzionale.

Ha operato insomma in modo diametralmente opposto all’AGCOM che invece, senza partire da un caso pratico ma attribuendosi “motu proprio” poteri “normativi” in tema di diritto d’autore ha predisposto un sistema di cancellazione dei contenuti su internet al di fuori del controllo giudiziario e del parlamento.

E’ vero si che l’AGCOM ha deciso di inviare una segnalazione al Parlamento che sembrerebbe simile a quella dell’Antitrust ma la stessa segnalazione appare quasi inutile dal momento che la stessa AGCOM ha introdotto un meccanismo “invasivo” di cancellazione dei contenuti che, di fatto, mette il Parlamento di fronte al fatto compiuto.

Paradossalmente poi la stessa AGCOM, chiamata a fornire nel caso Google-Fieg  il parere di legge all’Antitrust  sulle tematiche che riguardano anche il campo di applicazione delle comunicazioni elettroniche non spende una sola parola sui poteri attribuitisi in tema di diritto d’autore con la delibera 668/2010, soffermandosi su valutazioni attinenti i mercati di riferimento che, francamente erano stati già oggetto dell’analisi dell’Antitrust.

Fulvio Sarzana

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Published by on gennaio 18th, 2011 Commenti disabilitati su Il diritto d’autore ed internet. Le differenza tra il provvedimento dell’Antitrust nel caso Google-Fieg e la delibera 668/2010 dell’AGCOM sul diritto d’autore.

Google viene avvertita dal garante per la concorrenza francese che registra prezzi per la vendita delle parole chiave sul motore di ricerca da 2 volte sino a 4,7 volte rispetto ai prezzi praticati dalle concorrenti. L’Autorità si appresta inoltre a valutare in chiave concorrenziale i risultati di Google Maps.

L’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato Francese, registrando la posizione dominante nel mercato delle ricerche su internet,  ha messo in guardia Google dal compiere abusi di posizione dominante nel mercato della pubblicità http://www.bloomberg.com/news/2010-12-14/french-regulator-finds-possible-abuses-by-google.html

 L’Autorità, che non stigmatizza la posizione di Google in sé in quanto soggetto in posizione dominante, ha emesso un parere su richiesta del governo francese nel quale mette in guardia Google dal porre in essere  “l’abus d’eviction”, una pratica destinata a scoraggiare, ritardare o eliminare l’ingresso nel mercato delle ricerche  dei concorrenti ponendo barriere artificiali all’ingresso degli stessi concorrenti.

 L’autorità ha inoltre avvertito il gigante californiano dall’astenersi dal porre condizioni-capestro ai suo partner e clienti.

 Per valutare la posizione dominante di Google l’Autorità Francese ha comparato il costo di alcune parole chiave nel settore finance di Google rispetto allo stesso costo del motore Yahoo, per rendersi conto che la tariffa va dal doppio del costo sino ad un massimo di 4,7 volte il prezzo che si paga su Google.

 L’Autorità Francese inoltre aspetta i risultati dell’inchiesta aperta in sede Europea per indagare i motivi per i quali nelle richieste geografiche appaiono sempre per primi i risultati del motore “Google Maps”.

Fulvio Sarzana

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Published by on dicembre 14th, 2010 Commenti disabilitati su Google viene avvertita dal garante per la concorrenza francese che registra prezzi per la vendita delle parole chiave sul motore di ricerca da 2 volte sino a 4,7 volte rispetto ai prezzi praticati dalle concorrenti. L’Autorità si appresta inoltre a valutare in chiave concorrenziale i risultati di Google Maps.

La Commissione Europea apre un Procedimento per abuso di posizione dominante nei confronti di Google.

 L’apertura della procedura formale da parte di Bruxelles fa seguito alle denunce ricevute dalla Commissione da parte di altri fornitori di servizi di ricerca online, secondo cui Google li penalizzerebbe nei risultati delle ricerche sia gratuite che a pagamento.

http://www.businessweek.com/news/2010-11-30/google-investigated-by-eu-over-online-ads-search.html.

Il Procedimento prese avvio da tre segnalazioni  presentate congiuntamente contro Google e di cui si era avuta notizia  nel febbraio 2010.

La prima segnalazione era giunta dal sito di comparazione prezxzxi inglese  da Foundem, la seconda dal portale  Ciao, gruppo riconducibile al concorrente   Microsoft nell’Agosto del 2008; mentre il terzo giungeva direttamente dal motore di ricerca francese giuridico  ejustice.fr.

L’inchiesta dovrà appurare se, come si evince dallo scenario tratteggiato dalla Commissione, Google abbia agito con abuso di posizione dominante nell’  “abbassare nei suoi risultati la posizione dei servizi concorrenti specializzati nel fornire agli utenti alcune tipologie di contenuti specifici quali i siti di comparazione dei prezzi, e di privilegiare i propri servizi equivalenti dando loro una posizione privilegiata in modo da escludere i concorrenti”,

Inoltre al gigante Californiano verrebbe imputata anche la pratica del “Tying contract” che si realizzerebbe allorquando si imporrebbe ai propri partner pubblicitari contrattualmente  alcune clausole  di esclusività vietando agli stessi   di indicare  la pubblicità  dei motori di ricerca concorrenti.

La notizia era  nell’aria e non sembra ci si debba stupire più di tanto, piuttosto fa un certo effetto vedere come Microsoft, che come è noto era finita qualche anno fa sotto la  lente di ingrandimento dell’Antritrust Comunitario, diretta dal mai abbastanza rimpianto quanto dovrebbe Mario Manti,  qualche anno fa, costituendo il caso più lampante di violazione della disciplina comunitaria in tema di abuso  di posizione dominante.

L’organo comunitario ha peraltro il potere di imporre multe sino ad una percentuale pari al dieci per cento delle revenues realizzate tramite il comportamento anticoncorrenziale e l’anno scorso penalizzò la Intel con una multa pari a 1, 06 miliardi di euro http://www.bloomberg.com/news/2010-11-30/google-is-investigated-by-european-union-over-online-ads-search-results.html

Fulvio Sarzana

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Published by on novembre 30th, 2010 Commenti disabilitati su La Commissione Europea apre un Procedimento per abuso di posizione dominante nei confronti di Google.