L’accordo commerciale Acta sta determinando nei soggetti che hanno partecipato al processo decisionale più crisi di coscienza di quante ne possa determinare l’interruzione volontaria di gravidanza nei medici obiettori in Italia.
L’ultima in ordine di tempo ad avere vere e proprie crisi di coscienza è l’Ambasciatrice Slovena in Giappone, Helena Drnovsek Zorko, che ha sottoscritto per conto del suo paese l’accordo .
L’Ambasciatrice, in una lettera resa pubblica il 31 gennaio ha dichiarato “Ho firmato ACTA per disattenzione civica, perché non ho prestato abbastanza attenzione a ciò che stavo firmando. Molto semplicemente, non ho chiaramente messo in relazione l’accordo che ero stata incaricata di firmare con l’accordo che, secondo la mia convinzione civica, prevede la limitazione della libertà sulla rete più grande e più significativa della storia umana, e quindi limita in particolare il futuro dei nostri figli”.
http://metinalista.si/why-i-signed-acta/
Nientedimeno.
Prima di Lei, alla notizia della firma dell’Accordo Karif Ader, deputato e relatore ACTA all’Europarlamento , si era dimesso dalle sue funzioni accusando la Commissione Europea di aver scavalcato i diritti del Parlamento Europeo e dei cittadini dell’unione.
Lo stesso Ader ha dichiarato tra l’altro, “La Commissione Europea ha firmato oggi, a nome dell’Unione Europea, l’accordo commerciale anti-contraffazione, l’ACTA. Voglio denunciare nel modo più vivo l’insieme dei processi che ha portato alla firma di questo accordo: nessuna consultazione con la società civile, mancanza di trasparenza dall’inizio dei negoziati, ritardi ripetuti nella firma del trattato senza motivazioni plausibili, rifiuto delle raccomandazioni del Parlamento espresse in molteplici risoluzioni della nostra assemblea.”
http://www.webnews.it/2012/01/30/acta-duro-attacco-commissione-europea/#ixzz1lWIEKrCS
Chi non sembra avere dubbi è invece è il Presidente della commissione parlamentare per il commercio internazionale dell’Europarlamento, il deputato portoghese di centro sinistra Vital Moreira, che ha affermato “ L’accordo ACTA non vuole ridefinire i limiti relativi alla protezione dei diritti alla proprietà intellettuale come i copyright, i brevetti e i marchi… ma si occupa piuttosto di applicare i meccanismi di protezione di questi diritti”, e “Tutto ciò che era autorizzato resta autorizzato, tutto ciò che era vietato resta vietato.”
Ora, a prescindere dal fatto che non si comprende perché ci si debba accordare su qualcosa che già esiste e che non introduce nulla di nuovo rispetto all’esistente, perché in pratica è come se 30 paesi decidessero di firmare un accordo per dire che ci si deve impegnare a far rispettare le leggi esistenti, va detto, e lo spiegherò meglio nei prossimi giorni commentando le singole sezioni dell’accordo, che ACTA non è precisamente un qualcosa di cosi “soft”.
Acta è innanzitutto un pessimo accordo commerciale, depotenziato nelle strutture portanti iniziali dalle obiezioni formulate soprattutto dall’Unione Europea, inutile per paesi quali l’Italia che hanno già una disciplina molto severa in materia di proprietà intellettuale ( ivi compresa la disciplina di carattere penale per le violazioni della proprietà intellettuale), e per la stessa UE che legifera con lo strumento delle direttive, dannoso per i Paesi nuovi entranti dell’UE ( e infatti le critiche più forti sono arrivate da paesi quali la Polonia) e per chi produce farmaci generici in paesi del terzo mondo. Diversamente poi, da quanto sostenuto da diversi esponenti delle Istituzioni e commentatori, introduce principi, ai quali si dovranno attenere i Paesi firmatari, quali la possibilità di fornire ai titolari dei diritti i nominativi di chi viola il diritto d’autore ( non chi lo fa a scopo di lucro ma chiunque) che invece in Italia finora è stata esclusa dalla giurisprudenza di merito e dal garante Privacy, la possibilità di assoggettare a sanzioni penali chi viola i brevetti (già presente peraltro in Italia) e l’opzione del sequestro di strumenti del tutto leciti ma idonei, secondo una definizione molto fumosa, a violare i dispositivi di protezione tecnologica a protezione del diritto d’autore.
continua..
Fulvio Sarzana
www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
