Archive for giugno, 2012

Fuga dal web le regole per sparire

Alessandro Pellizzari e Alessandro Longo mi intervistano a pag 32 della Repubblica del 30 giugno 2012.

Come sparire dal web e cancellare le proprie tracce.

repubblicacarta30giugno

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Studio Legale Roma Sarzana & Associati

Published by on giugno 30th, 2012 No Comments

La Wikileaks italiana: I provider italiani impugnano di fronte al Tribunale della libertà di Milano il sequestro preventivo delle pagine del network internazionale Indymedia e richiedono l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sugli ordini di inibizione.

Come si ricorderà il 13 giugno 2012,  tutti gli  Internet Service provider nazionali ( nella fattispecie 271 imprese tra Provider nazionali ed aderenti ad ASSOPROVIDER)   ricevevano un  fax   dal  Nucleo di Polizia tributaria di Milano con la quale si ordinava l’inibizione, per i cittadini italiani all’accesso di alcune sezioni del network di comunicazione Indymedia.

La vicenda  veniva ripresa da diversi organi di stampa, scatenando anche una ridda di voci sul perché le sezioni fossero ancora presenti su internet, sul perchè alcuni provider avessero nel frattempo dato adempimento e altri no, http://piemonte.indymedia.org/article/15270  sino a giungere ad articoli dubbiosi sullo stesso sequestro, nonostante vi fosse un provvedimento esplicito del GIP di Milano, Criscione. http://www.articolo21.org/2012/06/web-indymedia-piccolo-giallo-su-alcune-pagine-che-i-pm-vorrebbero-oscurare/

Cosa è accaduto e cosa accadrà.

Indymedia aveva pubblicato dei leaks che delineavano ( a detta dell’articolista anonimo) uno scenario da spystory legato all’attività di una multinazionale con sede a Genova, che avrebbe coinvolto apparentemente anche nomi molto noti della finanza italiana, il tutto suffragato da documentazione riservata che era stata pubblicata integralmente sulle sezioni Toscana e Piemonte del portale,.

La storia era stata poi ripresa da testate quali Milano Finanza.

La società aveva poi querelato l’articolista anonimo e la stessa indymedia ottenendo a giugno di quest’anno  anche il  sequestro di intere sezioni del portale www.indymedia.org ( nella fattispecie le sezioni Toscana e Piemonte dello stesso network)  nonostante all’interno dell’articolo sequestrato si fosse dato apparentemente  conto di tutte le ragioni della stessa società multinazionale.

La stessa Indymedia ha infatti una policy che consente a chiunque si ritenga leso di disporre rettifiche e/o variazioni agli articoli postati da soggetti terzi rispetto alla propria organizzazione.

Tale policy, nonostante l’autore dell’articolo non avesse niente a che fare con la stessa Indymedia, è sembrerebbe essere stata stata rispettata tant’è che nell’articolo sottoposto a sequestro sono contenute le repliche  inviate dalla  società, le risposte della redazione e tutto l’iter della notizia e i documenti a supporto degli stessi.

Nonostante ciò, a distanza di quattro anni dalla querela e a quasi quattordici anni dai fatti, IL GIP di Milano, disponeva il 24 maggio scorso il sequestro preventivo delle pagine incriminate.

L’ordine però non  veniva rivolto alla stessa Indymedia o al provider che pubblica il portale di Indymedia, ma a tutti i provider italiani di accesso.

  In sostanza è come se venisse chiesto a diverse società che gestiscono autostrade di bloccare gli accessi ad un determinato paese, a seguito  del verificarsi di un reato all’interno di una stanza di una specifica abitazione invece di sequestrare la singola casa e/o la stanza ove è stato commesso il reato.

 

Quest’ordine, diversamente dal sequestro o dalla cancellazione di singoli post o singole frasi è inbgrado di ottenere, senza conivolgere le testate o gli articolisti ( che possono anche difendersi ed argomentare sulla verità dei fatti)  la cancellazione di interi siti internet o di sezioni ( anche molto estese, con centinaia di articoli) di siti internet

 

Perché questo?

Perché tecnicamente i provider di accesso ( cioè coloro che ci danno accesso ad internet) non possono agire sulla singola frase o sul singolo articolo ma devono necessariamente inibire l’accesso ai cittadini italiani di  tutto il sito o a sezioni del sito facilmente riconoscibili ( come la sezione piemonte o toscana di indymedia).

Il blocco opera infatti solo a livello di DNS e di numero IP, ovvero dei dati che identificano con precisione un indirizzo internet completo e non una singola frase o una singola pagina.

E’ quello che avviene con i siti di pedofilia che sono all’estero

Cosa comporta tutto questo?

 

Se passa questa forma di inibizione noi ci troveremo ( come già accaduto nel caso del portale del Vajont http://www.lidis.it/newsdetail.asp?ID=1301  e oggi di Indymedia) che qualsiasi articolo di stampa on line, ritenuto diffamatorio potrà portare come conseguenza la chiusura dell’intera testata.

Il provider di accesso non può distinguere all’interno di una testata con centinaia di articoli le singole frasi o i singoli articoli, per impedire a tutti i propri clienti di avere accesso a quell’articolo per cui se la cancellazione non viene fatta dalla testata o dal provider dove è pubblicato il sito, l’intero sito ( o la sezione incolpevole) sarà inibita.

Senza che la testata, l’articolista, o l’hosting provider lo sappiano.

 

Vediamo le conseguenze.

 

Pensiamo ad esempio alle prossime elezioni politiche.

Uno o più candidati che hanno avuto ( o hanno) problemi con la giustizia, potrebbero richiedere ad un Magistrato l’eliminazione di uno o più articoli ritenuti diffamatori, in via preventiva, giusto in tempo per essere eletti, ottenendo ( come nel caso del Vajont e di in indymdedia)  la “scomparsa” di intere sezioni di siti o dello stesso sito, se il portale è all’estero.

 

Cosa fanno i provider:

I provider Italiani di CONFCOMMERCIO ( aderenti ad Assoprovider) hanno deciso di impugnare il 22 giugno di fronte al Tribunale del Riesame di Milano, attraverso i legali dello Studio legale Sarzana www.lidis.it, coadiuvati in questa iniziativa dall’Avv. Marco Scialdone, il sequestro Indymedia, per portare all’attenzione della Magistratura e dell’opinione pubblica le gravi conseguenze sulla libertà di espressione e sulle prerogative della stampa on line connesse ad ordini di inibizione di questo tipo.

Contemporaneamente gli stessi Provider hanno  deciso di investire il Tribunale di Milano  della questione in via pregiudiziale  della legittimità   degli ordini di inibizione a carico dei provider  richiedendo allo stesso Giudice Meneghino  di devolvere la questione  alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, così da chiarire se le norme Comunitarie consentano ai giudici nazionali di disporre ordini di inibizione di tal fatta.

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by on giugno 22nd, 2012 No Comments

Il Viagra non funziona con l ‘Antitrust.

l’Antitrust Italiano inibisce attraverso i provider italiani l’acquisto di Viagra e consimili.

antitrusrviagra

Il Viagra non funziona con l ‘Antitrust.

Ci mancava anche l’Antistrust ed il Viagra.

L’Italia sta diventando il laboratorio mondiale di inibizione all’accesso per i cittadini del belpaese  per  siti ritenuti non conformi alle  norme più disparate.

In omaggio a questa prassi, il garante per la concorrenza ed il mercato ovvero l’AGCM  ( e non un Giudice della Repubblica, come si è sempre pensato peraltro ) ha ritenuto , attraverso il nucleo speciale tutela dei mercati della Guardia di Finanza, di  ordinare il 20 giugno 2012 a tutti i provider italiani di accesso di inibire l’accesso al sito italiano che vende  viagra e cialis, ovvero www.viagra-cialis-levitra.it.

Il provvedimento firmato dal presidente dell’Antitrust Pitruzzella  è stato controfirmato dal segretario generale Chieppa

In particolare l’Antitrust ha ordinato che:

I provider dovranno quindi   far visualizzare al consumatore italiano un’immagine ch e è possibile visionare qui  http://www.lidis.it/newsdetail.asp?ID=1313  al posto dei siti sequestrati .

Al di là delle facili ironie si deve constatare che nel Belpaese è vietato anche per le farmacie tradizionali   vendere farmaci on line ( anche se la stessa farmacia è del tutto autorizzata), senza che ciò abbia una plausibile spiegazione che non sia la difesa di un privilegio bicentenario.

Più che disporre inibizioni a destra e manca,  ottenendo cosi il risultato  di colpire il consumatore con “colpi bassi” ( in tutti i sensi peraltro), sarebbe forse utile rivedere la normativa italiana sulla vendita di farmaci on line garantendo la possibilità alle farmacie ( o parafarmacie) autorizzate di poter vendere i prodotti in tutta sicurezza anche on line, aprendo cosi anche alla vendita a prezzi contenuti dei farmaci equivalenti.

Nel frattempo ci troviamo di fronte ( in buona fede forse)  all’ennesima richiesta di erigere una  “muraglia” virtuale ai danni dei cittadini italiani.

continua su ” http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fsarzana/

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by on giugno 20th, 2012 No Comments

Google e Antitrust europeo: Il gigante sotto scacco?

Alessandro Longo su l’espresso di questa settimana pubblica un articolo dal titolo “Scacco a Google” .

Longo ha sentito il mio parere oltre a quello di altri commentatori.

Qui un estratto dell’articolo

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by on giugno 15th, 2012 No Comments

Facebook e Privacy: i pericoli. Intervista di fulvio sarzana su famiglia cristiana

Facebook sta pensando a un sistema per dare l’accesso anche ai minori di 13 anni.

Il mio parere su Famiglia Cristiana di questa settimana in edicola in un’intervista realizzata da Antonio Sanfrancesco.

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by on giugno 14th, 2012 No Comments

Internet, ora tocca a Indymedia l’oscuramento per diffamazione

 Il Giudice delle indagini preliminari di Milano, su richiesta della locale procura, ha disposto il 24 maggio scorso il sequestro preventivo delle pagine web del network di informazione indipendente Indymedia.

Si tratta in particolare di pagine tratte dalle sezioni Piemonte e Toscana del network.

L’ordine di oscuramento delle pagine web, è stato trasmesso il 13 giugno a tutti i provider italiani perché disponessero l’inibizione all’accesso ai cittadini italiani, dal momento che i server del network sono residenti all’estero.

La ragione dell’ordine di inibizione risiede nella presenza di quattro articoli di stampa ritenuti diffamatori da una società multinazionale che aveva sporto querela contro il network.

Un articolista anonimo, come prassi del network, aveva riportato, “abilmente decontestualizzandolo” afferma il Gip, “un passaggio di una riservata relazione di un manager della XXXXXX addetto al mercato ucraino – si afferma, in buona sostanza, che la medesima XXXXXXX non avrebbe alcuna remora a fare affari con soggetti di diretta o indiretta caratura mafiosa, tant’è che il relativo titolo è Mafioso è bello”.

L’articolista peraltro è stato identificato ancorché scrivesse sotto uno pseudonimo.

L’inibizione viene disposta in virtù di indagini per diffamazione a mezzo stampa perché – a detta del Gip “la querelante viene descritta, in estrema sintesi, come una società la cui politica aziendale è stabilmente caratterizzata dall’abituale ricorso a scorrette pratiche commerciali, spesso sconfinanti nei reati di corruzione, turbativa d’asta e illegale intercettazione di comunicazioni e conversazioni”.

continua su Il Fatto quotidiano 

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by on giugno 13th, 2012 1 Comment

Operazione macchia nera della Guardia di finanza: L’Italia dichiara guerra al File Sharing.

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L’hanno denominata “Macchia nera“. 

Non si tratta, però, dell’operazione del 2009 della procura di Bolzano che ha portato all’arresto di soggetti che si scambiavano su internet materiale neonazista e divulgavano concetti e idee fondate sulla discriminazione razziale, né della operazione sui falsi invalidi Inps, per la quale è diventato giustamente famoso il Colonnello delle Fiamme gialle Umberto Rapetto, direttore del nucleo frodi telematiche della Guardia di Finanza, e silurato, tra diverse polemiche, qualche giorno fa.

L’operazione “Macchia nera” di questi giorni è invece l’ultimo atto della guerra al filesharing di materiale protetto dal diritto d’autore, dichiarato dalle autorità italiane. La guardia di finanza di Brescia, infatti, su ordine del gip presso il medesimo tribunale e su richiesta del pubblico ministero Gian Maria Pietrogrande della locale procura  ha richiesto ai provider italiani l’oscuramento  preventivo dei portali dduniverse.net e www.dduniverse.net, l’inibizione all’accesso degli utenti italiani. I portali inibiti ai cittadini italiani sarebbero, secondo il provvedimento firmato dal gip di Brescia, dei meri indicizzatori di file torrent.

continua su Il fatto quotidiano

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by on giugno 4th, 2012 No Comments