Ancora il sequestro di un blog: una pericolosa tendenza dei tribunali italiani

Ancora un  sequestro dei blog: una pericolosa tendenza dei tribunali italiani?

di Fulvio Sarzana di S. Ippolito    www.fulviosarzana.it

Un pericoloso fantasma si aggira per le Corti Italiane e sembra destinato ad  avere sempre più seguito.

Si tratta del sequestro penale di blog o siti internet, molto spesso nella forma del sequestro preventivo,  ordinato  in forma sempre più massiccia, come dimostra anche il caso già denunciato da Guido Scorza qualche giorno fa http://punto-informatico.it/2954423/PI/Commenti/italia-sequestro-prevenzione.aspx, che riguardava il sequestro di un blog ad opera della procura della repubblica di bergamo.

Di questi giorni è la notizia, rilanciata immediatamente dal blog del giornalista Oliviero Beha, http://italiopoli.chiarelettere.it/post/2515465.html del sequestro preventivo del blog del giornalista pugliese del Corriere della sera Carlo Vulpio, ad opera del procuratore aggiunto di Bari Pasquale Drago, sequestro convalidato dal  gip di Bari, Vito Fanizzi per un articolo presuntivamente diffamatorio, ai danni peraltro del segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cascini, ma che avrebbe portato al sequestro preventivo dell’intero blog, e non solo della pagina “incriminata”.

In realtà secondo quanto è dato apprendere dalle informazioni rimbalzate in rete il sequestro sarebbe stato disposto circa un anno fa ma di questi giorni è la singolare notizia del fatto ( fornita dallo stesso blogger)  che le autorità preposte non avrebbero eseguito il sequestro in virtù del fatto che il server, su cui si appoggia il blog, sarebbe situato all’estero.

Lo stesso blogger avrebbe dichiarato “ E’ successo che la Polizia postale ha comunicato ai magistrati che l’ordine di serrata non poteva essere eseguito, in quanto la piattaforma di questo blog ha sede negli Stati Uniti”.

Orbene la notizia richiede qualche approfondimento, per il rilievo assunto dai fatti narrati in precedenza:

Innanzitutto il contesto in cui stanno accadendo questi fatti di cronaca giudiziaria inducono a qualche riflessione:

1)      il sequestro preventivo di siti internet ( o peggio dei blog) veniva sino a qualche tempo fa concesso con assoluta parsimonia e, quasi sempre in relazione a fattispecie di gravità conclamata, quali la presenza di immagini pedopornografiche e  l’incitamento all’odio razziale o l’inneggiamento o il fiancheggiamento di attività terroristiche, da qualche tempo a questa parte il sequestro riguarda sempre più attività dei blogger per presunte diffamazioni e/o fattispecie molto dubbie di violazione dei diritti d’autore, quali ad esempio il recente caso di linkstreaming  http://www.fulviosarzana.it/blog/linkstreaming-un-altro-sequestro-degli-ip-o-dei-dns-dopo-pirate-bay-i-tribunali-cominciano-a-farci-l%e2%80%99abitudine/

2)      Il sequestro in questi ultimi tempi non è stato mai concesso per i singoli “post” o articoli incriminati, ma ha riguardato l’intero blog, come è accaduto al caso del Giornalista Vulpio, con le gravi conseguenze in ordine al diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero garantito dalla Costituzione: se infatti un post o un articolo ha un contenuto diffamatorio, e fermo restando il diritto-dovere del magistrato di verificare la notizia di reato, non si può realmente pensare di privare un cittadino di esprimere i propri pensieri tramite un blog, ma lo si deve “eventualmente” perseguire solo per il reato compiuto attraverso quel post.

3)      A partire dal caso Piratebay in poi, ( e all’autorevole avallo avuto dalla Corte di Cassazione a questa prassi nel dicembre 2009)  al fine di scongiurare l’accesso ai siti incriminati da parte dei navigatori italiani gli uffici delle procure sparse sul territorio della Repubblica, quando non riescono a sequestrare “fisicamente” il sito internet o il blog, perché i server sono collocati all’estero, dispongono   sempre più il sequestro dei DNS o degli IP presso i provider italiani.

4)      Questo avviene di solito con l’imposizione ai provider italiani, mediante lettere recapitate in genere dalle forze dell’Ordine incaricate di far eseguire il provvedimento da parte dell’ufficio di procura, di impedire “fisicamente” ai navigatori italiani l’accesso ai siti ( o ai blog) incriminati, secondo un modello che si distingue dai filtri cinesi solo perché opera in via successiva anziché in via preventiva come avviene appunto, in Cina.

5)      Questo tra l’altro è quanto avvenuto, a quanto sembra sia nel caso del Blogger perseguito dalla procura di Bergamo che dal sequestro operato dalla procura di Pescara a carico del sito Linkstreaming.

Queste ultime due  considerazioni  inducono tutti noi a non avere la stessa fiducia in una potenziale “zona franca” di libera manifestazione del pensiero prospettata dal giornalista Vulpio colpito dal provvedimento cautelare del sequestro proprio in virtù della possibilità che il blog situato all’estero venga colpito da un provvedimento indiretto a carico dei provider oltre a generare qualche dubbio in ordine alla necessità che per poter esprimere liberamente il proprio pensiero, ferma sempre l’assunzione di responsabilità anche penale da parte di chi firma gli articoli, un blogger debba necessariamente posizionare il proprio Blog all’estero.

Di Fulvio Sarzana di S.Ippolito     www.fulviosarzana.it

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This entry was posted on giovedì, agosto 5th, 2010 at 12:49 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Fulvio-Sarzana
 

5 Replies a “Ancora il sequestro di un blog: una pericolosa tendenza dei tribunali italiani”

  1. bruno saetta Says:

    Non conosco bene il caso di Vulpio, per cui non mi esprimo, ma ritengo che il maggior numero di sequestri di blog sia l’ovvia conseguenza di una crescita esponenziale dell’uso dei blog. Cento anni fa credo che nessuno venisse arrestato per droga….

    Non sono certo che il sequestro avvenga sempre oscurando in toto il blog, ma è una scelta del magistrato che, come uomo, può ovviamente sbagliare. Poi c’è la possibilità di impugnare il provedimento al tribunale, in cassazione. Ma bisognerebbe avere una conoscenza degli atti per poter giudicare l’opportunità della decisione del magistrato.
    In un recente caso, ad esempio, il sequestro è stata la conseguenza di una serie di circostanze: nella denuncia si indicava genericamente l’intero blog come diffamante, e ben 10 articoli nello specifico, ed inoltre si faceva presente che il blogger nell’immediatezza del provvedimento aveva aperto altro blog per commentare la decisione del magistrato. Ciò portava il giudice a convalidare il sequestro dell’intero blog.

    Per il resto concordo con l’osservazione sull’opportunità di posizionare un blog su server estero che non impedirebbe di certo un sequestro attuato con blocco dei DNS (oppure con la cooperazione del provider estero come accaduto nel caso da me citato).

    Il punto è che si dovrebbe avere un po’ più fiducia nella magistratura, in quanto generalmente il procedimento giudiziario, diversamente da rettifiche o provvedimenti di enti statali stile gran giurì, garantisce la difesa dell’indagato (il blogger). Piuttosto si dovrebbero fornire maggiori mezzi e risorse a magistratura e polizia al fine di garantire maggiore celerità ed efficacia alla sua azione per la tutela dei diritti dei cittadini.

  2. Loredana Morandi\ Says:

    ps: per caso la foto l’ha presa sul mio sito http://www.bloggersperlapace.org/net dove denunciavo l’utilizzo dello scotch per imbavagliare i prigionieri in Iraq ?

  3. Fulvio Sarzana Says:

    cara Morandi, la foto è stata presa dalle immagini messe on line da un Ateneo, e non so francamente a quale contesto si riferisca, ma vuole simboleggiare all’interno del blog una possibile censura ai blog, indipendentemente da chi e per cosa venga attuata, cordialità fulvio sarzana

  4. Schnurlos Says:

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