L’abrogazione delle norme sul wi fi è avvenuta veramente ? Cosa prevede il nostro sistema in caso di abrogazione di una norma. L’abrogazione tacita.

Alcuni commentatori, tra i quali  Massimo Melica,  ritengono, sulla base di una mancata previsione espressa da parte del legislatore, che il decreto milleproproghe possa non aver abrogato espressamente le norme di dettaglio dipendenti dal decreto pisanu, e, segnatamente, le norme del Decreto Ministero Interno del 16 agosto 2005 ( e, aggiungerei,  la circolare n 557/2005 del Ministero dell’Interno ) .

Atteso che il decreto milleproproghe ha espressamente abrogato gli ultimi due commi dell’art 7 della legge 155/2005, il cui contenuto è oramai arcinoto, che cosa accade alle norme di dettaglio dipendenti dalla norma abrogata, tra le quali il decreto del Ministero dell’interno menzionate nella norma abrogata ?

 Rimangono in vigore o sono abrogate anch’esse?

Effettivamente il legislatore non ha abrogato in maniera espressa anche le normative di dettaglio e tuttavia l’abrogazione espressa non è l’unica forma di abrogazione di una norma.

L’articolo 15 delle Preleggi, cosi strutturato “Le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori per dichiarazione espressa del legislatore, o per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti o perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore.“, delinea tre distinti casi di abrogazione.

1)      Nel caso in cui la norma è abrogata, in tutto o in parte, mediante una legge posteriore con esplicito riferimento alla norma precedente si parla di “abrogazione espressa“.

E’ questo il caso certo  dei  commi 4 e 5 dell’art 7 del decreto pisanu.

2)      Quando l’abrogazione deriva dall’incompatibilità delle precedenti norme con quelle emanate successivamente si parla di “abrogazione tacita“.

Si tratterebbe in questo caso delle norme successive tra le quali il Decreto Ministero Interno del 16 agosto 2005 nonché la circolare del ministero dell’interno 557/2005

3)      Infine, quando una nuova legge disciplina un’intera materia già regolamentata, conferendogli una nuova sistematicità logico-giuridica, le precedenti norme sono abrogate. In quest’ultimo caso si parla di “abrogazione implicita“.

Nel caso in cui non si volesse propendere per l’abrogazione tacita sarebbe questo il caso nel quale il Ministero dell’Interno, come sembrerebbe aver prefigurato il Ministro Maroni, decida di introdurre nuove norme ( sostitutive degli abrogati commi 4 e 5 dell’art 7) per salvaguardare le esigenze delle investigazioni, già sostenute dal procuratore nazionale antimafia.

Io propenderei tuttavia, in riferimento alle norme del ministero dell’interno  per l’abrogazione tacita, anche perché se cosi non fosse ci troveremmo di fronte a situazioni paradossali tra le quali quella per cui  i gestori degli internet point avrebbero in realtà tutti gli obblighi di identificazione e di monitoraggio delle attività esistenti previsti dall’art 2 del decreto ministeriale del 16 agosto 2005.

Che come è noto prevede:

“Monitoraggio delle attivita’

  1. 1.      I soggetti di cui all’art. 1 adottano le misure necessarie a memorizzare e mantenere i dati relativi alla data ed ora della comunicazione e alla tipologia del servizio utilizzato, abbinabili univocamente al terminale utilizzato dall’utente, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni.
      2.  Gli  stessi  soggetti adottano le misure necessarie affinche’ i dati  registrati  siano  mantenuti, con modalita’ che ne garantiscano l’inalterabilita’  e  la  non  accessibilita’ da parte di persone non autorizzate, per il tempo indicato nel comma 1 dell’art. 7, del decreto-legge  27 luglio 2005, n. 144, convertito con modifiche nella legge  31 luglio 2005, n. 155, fermo restando che i dati del traffico conservati oltre i  limiti previsti dall’art. 132, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possono essere utilizzati esclusivamente per le finalita’ del predetto decreto-legge.”

 Tra l’altro lo stesso articolo al secondo comma attribuisce  agli internet point ( e lo attribuirebbe  sino al 2011 oggi in virtù della proroga operata dal decreto mille proroghe ) gli  obblighi di conservazione dei dati che hanno i provider, come analizzato in maniera esaustiva da Elvira Berlingieri .

Dubito fortemente che sia così, a meno che il tutto, per la fretta di arrivare all’abrogazione e rispettare cosi la parola data, non sia stato  “poco” meditato dai rispettivi uffici legislativi che hanno predisposto le norme di abrogazione o che ci sia qualcos’altro che non è dato sapere.

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on lunedì, gennaio 10th, 2011 at 10:22 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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