La Guerra d’Autore corre sul filo telematico

Ho deciso di ripubblicare qui un articolo del 2004 ( che era stato pubblicato su punto informatico)  sui forti contrasti in materia di diritto d’autore e nuove tecnologie che ho trovato, rileggendolo,  molto adatto allo scenario attuale del diritto d’autore in rete.

L’unica differenza è il ruolo della SIAE che oggi sembra non avere più alcun peso..

La Guerra d’Autore sul filo telematico

di F. Sarzana di S.Ippolito (Lidis.it) – In che modo la proprietà intellettuale viene messa alla prova dalla e nella rete? Dai file audiovisivi ai grandi interrogativi sul futuro. Il ruolo della SIAE

Roma – Se qualcuno non se ne fosse accorto, stiamo assistendo ad una vera e propria “Guerra d?Autore” e, oggetto della contesa, sono i file audiovisivi in Rete. E? una “guerra” che vede impegnati gli opposti schieramenti, con tutti i mezzi, alcuni leciti, altri meno, per raggiungere ad ogni costo determinati, agognati, risultati.

Protagonisti di questa singolare Guerra d’Autore sono, da un lato, i soggetti che tradizionalmente detengono i diritti di proprietà intellettuale dei file audiovisivi – o meglio coloro che ne detengono i diritti di sfruttamento commerciale – i quali, dopo aver sottovalutato il fenomeno Internet bollandolo come una “roba da ragazzini”, sono giunti alla drammatica conclusione che, se non si porrà rimedio al proliferare di scambi illegali in rete, spariranno a breve il mercato discografico e quello cinematografico.

Dall?altra, coloro i quali, per ragioni d’interesse (perché, ad esempio, hanno investito nello sviluppo della banda larga o più semplicemente sulla base di una idea di libertà), ritengono che la musica, i film e le informazioni facciano parte di un patrimonio comune che riceve nuovi stimoli dalla condivisione in Rete.

In mezzo a questi schieramenti – ed in una posizione diciamo intermedia – si collocano le Istituzioni pubbliche, che cercano di approfondire e risolvere le problematiche sorte dalla prassi tentando, almeno in un primo momento, di non scontentare nessuno dei contendenti. Al loro fianco alcune Istituzioni ibride (caratterizzate, cioè, da una natura pubblico-privata, come la nostrana SIAE), che rappresentano più interessi, spesso in conflitto tra di loro.

Le ragioni della prudenza del nostro Legislatore in materia sono facilmente intuibili, mentre quelle della SIAE derivano dalla particolare posizione del gruppo numericamente più importante che compone tale organismo: il gruppo degli Autori che, almeno in un primo momento, non è sembrato avere le idee molto chiare sul tipo di politica da intraprendere.

Evidentemente la SIAE ha deciso di attendere quale sia la posizione ufficiale degli Autori che, sia detto per inciso, sono stati “investiti” di una campagna interventista molto forte da parte delle majors.

Il problema dell?attendismo dell’organo esponenziale non si è posto invece negli Stati Uniti, ove gli omologhi della SIAE non hanno un peso economico, sociale e di pressione equiparabile a coloro che materialmente “mettono” i soldi sull?opera: così la posizione dell?Autore diviene del tutto secondaria rispetto a quella di coloro che detengono i diritti di sfruttamento commerciale dell?opera (vedi le potenti associazioni degli editori musicali o quella dei produttori cinematografici ).

La diversa posizione “operativa” giustifica dunque il disimpegno temporaneo della SIAE dalla Guerra d?Autore.

Da qualche segnale, tuttavia, mi pare di poter affermare che gli accorati appelli delle majors abbiano fatto breccia tra gli Autori, spaventati da una prossima scomparsa del mercato discografico e cinematografico, ed ho il fondato motivo di ritenere che, esaurite alcune verifiche formali, anche quest?ultimo organo provvederà a tutelare in ogni modo la posizione degli Autori ad essa affiliata.

Tornando agli Stati Uniti, durante un recente Convegno ho osservato che il fautore della norma di riferimento per i partigiani del copyright negli Stati Uniti, e cioè il Sonny Bono Copyright Exstension Act, fosse quel Sonny Bono che negli anni sessanta faceva coppia con la moglie, Cher, e che, oltre alle qualità canore, si distinse anche per le violenze fisiche che portarono la coppia alla separazione nonchè per una certa qual inclinazione al consumo eccessivo di alcool. Il malcapitato Cantante è peraltro deceduto nel 1998, mentre sciava in California in un luogo chiamato, per ironia della sorte, “comprensorio sciistico del Paradiso”, ed ho la sensazione, non so perché, che il testimone dell?alfiere della lotta alla presunta pirateria audiovisiva verrà assunto dall?attuale Governatore della California, Arnold Schwarzenegger.

Un illustre studioso ha recentemente osservato come l’attuale quadro della proprietà intellettuale in rete ricordi il periodo precedente alla rivoluzione industriale, ossia il tempo in cui nelle campagne inglesi vigeva una sorta di proprietà collettiva denominata open fields, che favoriva la coltivazione stanziale dei campi comuni e determinava il mantenimento della pace sociale nei villaggi rurali.

Ad un certo punto, il fenomeno delle “enclosoures”, ovvero le recinzioni dei terreni ad opera dei proprietari ed una legislazione ad hoc da parte della Corona, determinò la formazione di una classe di proprietari molto aggressiva e l?espulsione dai campi recintati dei coltivatori diretti che si trasformarono in quello che verrà poi definito sottoproletariato urbano.

Mantenendo la metafora, anche nella nostra era ci troveremmo di fronte a dei proprietari (i titolari dei diritti di sfruttamento economico) che tenderebbero ad espellere dalla produzione e dalla condivisione in rete gli utenti, delimitando con norme via via più stringenti gli immensi campi della rete Internet; e vi sarebbero poi già i primi sottoproletari Urbani (pardon, in questo caso va scritto minuscolo;), ovvero i giovani Autori che hanno visto con Internet la possibilità di far conoscere la loro musica senza dover passare per l?intermediazione necessaria delle case discografiche o cinematografiche, che sarebbero, a quanto riconosciuto dalle stesse major, le prime vittime della diffusione incontrollata del file sharing.

Questo perchè, a detta delle Associazioni di cui sopra, il mancato introito derivante dalla diffusione della pirateria andrebbe ad incidere in primo luogo sulle risorse di ricerca e sviluppo che sono necessarie per l?affermazione dei giovani talenti: ciò si risolverebbe in un mancato incentivo alla musica degli Autori giovani e sconosciuti.

In verità sembra alquanto dubbio che il file sharing illegale possa costituire un danno ai giovani e misconosciuti Autori, quanto piuttosto al 10% degli Autori di grande successo iscritti alla Siae, che rappresentano il 90% delle vendite di tutti i dischi in Italia e alle Major che soffrono effettivamente, in termini di vendite, dell?affermazione della pirateria audiovisiva.

Senza entrare nel merito della recente normativa a tutela del diritto d’Autore in rete, vorrei concludere citando l’esempio preferito di Larry Lessig, il Giurista della Rete e dei diritti Civili forse più noto negli Stati Uniti.

Negli anni trenta, quando fu affidato all’architetto Robert Moses il compito di unire Long Island a New York, quest’ultimo progettò la costruzione di ponti stretti per impedire agli autobus di raggiungere le spiagge e i parchi dell’isola. Coloro che utilizzavano i mezzi pubblici erano infatti i ceti poveri, in prevalenza i neri.

Long Island, nell’idea progettuale dell’architetto Moses, doveva essere un luogo raggiungibile solo dalle automobili del ceto medio-ricco.
In realtà si è visto che, nonostante il ponte stretto, il numero di furti negli appartamenti di Long Island non era inferiore a quello del resto dello Stato, anzi, trattandosi di una zona ad alta concentrazione di famiglie benestanti, era stato superiore rispetto ad altre zone più popolari: questo rilievo ha smentito la teoria secondo la quale la popolazione povera, tra cui presumibilmente si annidavano i pericolosi criminali che si volevano tenere lontano da Long Island, sarebbe stata effettivamente tenuta lontana.

In effetti, si sarebbe potuto comprendere l?inutilità del progetto solo osservando che i ladri quando vogliono andare a compiere un furto non hanno bisogno di prendere l?autobus: si rubano direttamente la macchina con cui oltrepassano il ponte e vanno a compiere i furti.

Questo dovrebbe fra comprendere come sia inutile progettare infrastrutture fisiche o digitali a protezione della proprietà intellettuale in Rete, o progettare norme trabocchetto in grado di ingannare questo o quest?altro soggetto, poichè il progresso della tecnica, e fattori sociali non trascurabili, come il senso di competizione di coloro che intendono trasgredire le regole, e la diffusione capillare delle nuove tecnologie, determinano un?inutile rincorsa alla radicalizzazione del conflitto. E questo si sa, invece che far finire le ostilità, porta invariabilmente alla diffusione endemica di tutte le guerre, compresa la “Guerra d’Autore”.

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on sabato, aprile 30th, 2011 at 17:43 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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