La procura di Genova decapita Popcorntime, il Netflix del diritto d’autore non autorizzato.

popcorn

 

Procura di Genova: operazione Popcorntime.  Sequestro del Netflix dello streaming non autorizzato.

 

La Procura della Repubblica di Genova ha disposto  il sequestro per violazione del diritto d’autore del più famoso programma mondiale  open source per vedere film in streaming:  Popcorn Time, disponendo altresi l’inibizione all’accesso ai portali dove poter scaricare il programma.

La Guardia di finanza ha eseguito oggi l’ordine di blocco su disposizione della locale Procura.

Considerata l’alternativa worldwide non autorizzata a Netflix questo piccolo programma open source, installabile con qualche click, per poter vedere migliaia di film in streaming, con tanto di sottotitoli,  non permette in realtà di  “scaricare” i dati da un server, ma sfrutta il sistema della condivisione, cioè il download di un file attingendo da più “fonti”, ovverosia gli utenti stessi.

L’azione giudiziale della città Ligure, ha riguardato i portali   con estensione .io e .se del famoso programma e la versione beta del programma Italiano, raggiungibile all’indirizzo popcorntimeitalia.com.

L’azione della Magistratura Italiana segue ad una intensa attività compiuta in tutto il mondo dalle grandi major del Copyright, attraverso le Associazioni   che le rappresentano, per colpire il programma e gli utenti che lo utilizzano.

Popcorntime è infatti stata chiamata in causa  negli Stati Uniti nella denuncia per violazione di copyright nei confronti di 11 suoi utenti , mentre in Danimarca gli autori di due siti con istruzioni per utilizzarlo  sono stati arrestati.
C’è però chi la pensa diversamente: in Israele infatti la Corte distrettuale di Tel Aviv ha rifiutato il 1 luglio scorso, di omologare l’accordo intercorso tra i Provider Israeliani e le Associazioni di tutela del Copyrigt, sul presupposto che il blocco dei portali, da cui poter scaricare il software, e sui portali che permettono lo scambio gratuito, sia in grado di violare i principi di libertà d’espressione e di diritto alla libera circolazione delle informazioni, anche perché un ordine di quel tipo, senza aver dato la possibilità al soggetto interessato di difendersi costituisce una violazione dei diritti di difesa.

Inoltre – a detta della Corte-  un ordine di quel tipo  renderebbe i provider di accesso arbitri di ciò che può essere visionato dai singoli utenti sulla rete internet.

segue su Il Fatto quotidiano

Fulvio Sarzana

www.fulviosarzana.it
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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This entry was posted on lunedì, agosto 31st, 2015 at 11:21 and is filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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