Archive for gennaio, 2012

Nome in codice Scotus: La Corte Suprema Usa attribuisce al Congresso poteri speciali in tema di copyright. Le opere di pubblico dominio vengono sottratte alla libera circolazione in rete.

Gli Stati Uniti si preparano ad una nuova battaglia a difesa del Copyright in tutto il mondo.

18 gennaio 2012, segnatevi questa data.

No, non per lo sciopero di internet contro il SOPA/PIPA che si è svolto in quella data, ma per qualcosa che è accaduto nello stesso giorno, nel silenzio totale di tutti i commentatori europei, e che è destinato ad avere effetti potenzialmente dirompenti sulla libera circolazione della cultura in rete.

Nell’anno del signore 2012, “l’anno del copyright”, il giorno 18 di gennaio la Corte Suprema degli Stati Uniti ( che gli Americani chiamano Scotus, dalle iniziali di Supreme Court of the United States e con un evidente riferimento al teologo scozzese Duns Scotus) avalla di fatto i principi “egemonici” del SOPA/PIPA, e autorizza il Congresso a legiferare in tema di copyright a prevalenza sui diritti di libera espressione, rappresentati dal primo emendamento alla Costituzione.

Nella controversia più rilevante, a detta degli organi di stampa d’oltreoceano, in tema di libertà di espressione e diritto d’autore dalla nascita dello Stato Nordamericano, il caso Golan contro Holder, la Corte Suprema, con la dissenting opinion di due giudici, Stephen G. Breyer and Samuel A. Alito Jr., ha emanato un’attesissima decisione stabilendo il Principio in base al quale il Congresso degli Stati Uniti ha il diritto di rimettere sotto la tutela del Copyright, con tutto ciò che ne consegue in termini di obblighi , le opere che sono cadute in pubblico dominio, ovvero quelle opere per le quali, scaduto il termine di esigibilità legato alla morte dell’autore, diviene lecita la riproduzione in qualsiasi forma, senza dover pagare alcunché a nessuno.

Per fare un paragone e’ come se la Corte Costituzionale Italiana desse la possibilità al Parlamento Italiano di stabilire che sono dovuti a chiunque ne acquisti i diritti, a centinaia di anni dalla morte e dalla fine del periodo di sfruttamento commerciale dell’opera, i diritti d’autore sulle opere di Alessandro Manzoni o di Mazzini

Con le conseguenze, anche penali, di chi scarica queste opere senza l’autorizzazione dei nuovi proprietari.

La controversia aveva avuto origine dall’iniziativa di un gruppo di direttori d’orchestra, educatori, artisti, archivisti cinematografici e distributori cinematografici che aveva sfidato il recepimento da parte del Congresso di una norma transnazionale del 1994, sostenendo che lo stesso Congresso non ha l’autorità di rimettere in vigore, dopo che l’opera è diventata di dominio pubblico, il diritto d’autore su un lavoro creativo.

I ricorrenti hanno affermato che l’applicazione della nuova disciplina viola la libertà di espressione di coloro che hanno sfruttato il lavoro mentre era libero a loro disposizione e, naturalmente in questo modo si limita la conoscenza da parte delle generazioni future: in pratica si sottrae alla cultura collettiva un pezzo rilevante di conoscenza condivisa, rimettendola nelle mani di chi vuole sfruttarla economicamente.

Inoltre, -aggiungiamo noi- seguendo il principio stabilito dalla Corte avremmo il paradosso di poter allungare i diritti di sfruttamento economico sulle opere all’infinito, basterebbe infatti richiedere ad un paese qualsiasi in giro per il mondo la trasformazione di un’opera di pubblico dominio in un’opera sfruttabile e, in base ai principi di reciprocità stabiliti dall’accordo internazionale dell’ Uruguay round, tutti gli altri paesi dovranno necessariamente adeguarsi.
Cosi come, in tema di perseguimento degli illeciti legati al diritto d’autore, gli Stati Uniti, con la proposizione del SOPA/PIPA prima, con l’azione internazionale del caso Megaupload poi, hanno dimostrato di voler applicare la propria normativa sul copyright a tutti i paesi connessi alla rete, allo stesso modo, rimettendo le opere di pubblico dominio sotto la tutela del diritto d’autore, costringeranno tutti gli altri paesi connessi ad internet a fare altrettanto.
Gli autori di uno dei qualsiasi Paesi connessi ad internet infatti saranno svantaggiati rispetto agli autori Statunitensi o a chi deciderà di sottoporre la proprie opere alla legge statunitense, trovandosi in pubblico dominio quello che possono sfruttare economicamente negli ( o meglio dagli) Stati Uniti.
Basterà, ad esempio pubblicare un qualsiasi file di un libro oramai in pubblico dominio in un server presente negli Stati Uniti, per godere della nuova tutela.
L’espansione delle azioni a tutela del diritto d’autore in tutto il mondo da parte degli Stati Uniti farà il resto.
La cultura condivisa, strumento tipico della rete, ne diviene irrimediabilmente danneggiata.
I tempi nei quali Thomas Jefferson poteva affermare “Quando un’idea viene diffusa, nessuno ne possiede meno poiché ogni altro possiede il suo intero. Chi riceve un’idea da me, riceve lui stesso istruzioni senza diminuire le mie: come chi accende la sua candela dalla mia, riceve luce senza lasciare me al buio”, sembrano a questo punto veramente lontani.
Eppure lo stesso Jefferson aveva pensato un sistema di diritti d’autore limitato nel tempo, facendo inserire il principio nella Costituzione Americana.
La Carta fondamentale degli Stati Uniti si esprime infatti cosi: « Il Congresso avrà il potere […] di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, garantendo per periodi limitati agli autori ed inventori il diritto di esclusiva sulle loro opere (sui loro scritti) e sulle loro scoperte »

Dal 18 gennaio del 2012, “l’anno del copyright”, questo principio avrà un po’ meno valore.

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 27th, 2012 1 Comment

l’Unione Europea sottoscrive Acta ( Accordo anticontraffazione commerciale). Le conseguenze sulla rete.

L’Unione Europea ha sottoscritto oggi a Tokyo il trattato ACTA ( accordo anticontraffazione commerciale).
La palla passa ora al Parlamento Europeo per la ratifica che dovrebbe avvenire non prima di giugno.

Acta modifica profondamente i rapporti tra i titolari del diritto d’autore o di privativa industriale ( brevetti prima di tutto) e i soggetti che si ritiene stiano violando questi diritti e, sul rapporto che
L’accordo prevede infatti che, in barba alla disciplina in tema di privacy, da ultimo richiamata ieri dall’iniziativa europea in tema di tutela dei dati personali annunciata dalla Commissaria Reading, i titolari dei diritti possano ottenere dai provider i nominativi di chi sta violando i loro diritti, senza passare per l’Autorità giudiziaria.
La norma è stata fieramente avversata dalle organizzazioni dei diritti civili in tutto il mondo per gli impatti che lo stesso accordo può avere in campi distanti dal mondo della rete.

Acta consentirà cosi di ottenere da un Università Africana che sta studiando un vaccino contro l’AIDS il nominativo dei ricercatori che stanno lavorando alla creazione di un farmaco generico e di poterli quindi sottoporre a procedimento per violazione di brevetto.
In sostanza principio base di Acta è che gli intermediari non possano proteggere i nominativi di chi compie, a loro dire un’attività illecita, trasformando gli stessi intermediari in fonti di informazione privilegiata per perseguire eventuali violazioni.

Altro principio generalizzato di ACTA è la possibilità che i titolari dei diritti possano imporre agli intermediari di non utilizzare strumenti, di per sé assolutamente leciti, ma che siano in grado di eludere i sistemi di protezione dei diritti di proprietà intellettuale ( come ad esempio i DRM).
Una norma del genere è già presente in Italia, ma è circondata da rigide cautele e viene applicata solo su richiesta dell’Autorità giudiziaria.
Portando alle estreme conseguenze tutto ciò dovremmo immaginare che sistemi del tutto leciti quali i programmi di compressione MP3 possano essere strumenti atti a eludere la protezione dei titolari dei diritti perchè consentono la riproduzione audio-video di files non originali.
Se fosse stato in vigore Acta al momento dell’operazione megaupload inoltre i titolari dei diritti avrebbero potuto chiedere ai diversi provider in giro per il mondo i nominativi dei titolari dei cyberlocker megaupload e megavideo senza passare per l’Autorità giudiziaria, facendosi giustizia da sé.
Un po’ troppo no?

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 26th, 2012 3 Comments

Un Blog, a cura di Fulvio Sarzana, sui nuovi diritti e sulla libertà di espressione nel contesto dei media, su Micromega, del gruppo Editoriale Espresso-La Repubblica.

I temi dei nuovi diritti e  della libertà di espressione sui media saranno oggetto del Blog che Fulvio Sarzana da questa settimana terrà sulla edizione on line della prestigiosa rivista Micromega, diretta da Paolo Flores D’Arcais, del gruppo editoriale Espresso-La Repubblica,  che si è sempre caratterizzata per il ruolo di protagonista al servizio delle grandi battaglie civili, della coscienza democratica e della riflessione sulla politica in Italia.

 Il primo post  affronta il tema delle frequenze TV e della gara denominata Beauty Contest, che vede coinvolti i maggiori gruppi televisivi del Paese e  la cui sorte rimane sempre più incerta.

 Continua qui su Micromega

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 25th, 2012 1 Comment

Tribunale di Roma: la vendita di beni contraffatti su E Bay non è reato se non si prova il profitto e non si identifica con certezza il soggetto che usa un Nickname.

Mettere in vendita oggetti contraffatti sulla piattaforma E Bay  può non costituire reato  in quanto l’offerta di vendita di prodotti sul popolare sito può essere richiesta da chiunque, anche con false generalità.

E’ quanto ha stabilito la X sezione del Tribunale di Roma, Dott.ssa Valeria Ciampelli, che ha mandato assolto un uomo, M.S.N. accusato di aver messo in vendita sulla popolare piattaforma di scambi centinaia di software contraffatti, tra i quali vi erano suonerie per cellulari, software per sistemi operativi windows, e software per smartphone.

Il cittadino italiano è stato difeso dagli Avvocati Fulvio Sarzana, dello Studio legale Sarzana di Roma e Nicola Capozzoli.

Il Tribunale ha assolto l’uomo, che rischiava sino a tre anni di reclusione, dal reato di riproduzione illecita di programmi per elaboratore previsto dall’art 171 bis della legge sul diritto d’autore.

Il Tribunale ha affrontato anche il tema della detenzione ad uso personale di programmi protetti dal diritto d’autore, ritenendo che il ritrovamento presso il domicilio dell’imputato di prodotti non originali o contraffatti anche in numero rilevante ( si trattava di più di cento esemplari) di per sé non valesse, in assenza di ulteriori prove, a giustificare l’imputazione di detenzione di opere protette dal diritto d’autore a scopo di lucro o di profitto.
Soddisfatti gli Avvocati della difesa, in particolare l’Avv. Fulvio Sarzana ha dichiarato “ ferma restando la contrarietà alla legge della condotta di chi viola il diritto d’autore non è consentito a nessuno di desumere sic et simpliciter da una detenzione personale uno scopo ulteriore di lucro o di profitto. Il Tribunale di Roma ha anche stabilito di fatto il principio dell’anonimato protetto su internet: ognuno può agire sulla rete utilizzando anche uno pseudonimo e per poter essere condannati occorre che vi sia una rigorosa prova dell’identità tra chi vende su E bay e chi si assume essere il destinatario del profitto.

Inoltre E Bay non è e non può essere un notaio o un pubblico ufficiale che attesti l’identità di chi opera su internet”.

Qui l’agenzia TMnews

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 23rd, 2012 No Comments

E’ in arrivo una stretta europea in tema di Copyright che farà probabilmente impallidire AGCOM, SOPA, l’On Fava e le nostre Corti.Il Commissario Europeo Barnier annuncia la proposta di revisione della Direttiva sul Copyright Enforcement.

Come era facile intuire il 2012 sarà l’anno del copyright.

Le istituzioni mondiali, e in misura minore e quasi tragicomica, il nostro legislatore hanno deciso di contrastare in modo massiccio le violazioni del diritto d’autore che avvengono nella rete delle reti.

Tralasciando le cose di casa nostra che si sostanziano nella presentazione da parte di un non meglio identificato parlamentare della Lega, l’On Fava, di un emendamento “insidioso” per la responsabilità degli intermediari diretto a fornire ai titolari dei diritti uno spazio di intervento che oggi non hanno, va rilevato come in sede Europea le cose siano già avanti di un bel pezzo rispetto alle goffe vicende nostrane.

Il Commissario Michel Barnier che vede la violazione del diritto d’autore in rete, da chiunque compiuta, più o meno come gli Stati Uniti vedevano Bin Laden, ha annunciato che entro la primavera del 2012 la Commissione varerà la proposta di revisione della direttiva sul “copyright enforcement”, che altro non significa se non repressione delle violazioni del diritto d’autore on line.

E quali saranno i principi a cui si atterrà la stessa Commissione?

E’ lo stesso Barnier ad annunciarlo “La Commissione segue da vicino gli sviluppi negli Stati membri e in altri paesi nel campo dei diritti di proprietà intellettuale e la pirateria online, tra cui l’attuale dibattito nel Congresso degli Stati Uniti sulla legislazione proposta (il famoso SOPA/PIPA ndr) .
Io stesso sto lavorando per rivedere la Direttiva Intellectual Property Rights Enforcement.
E ‘intenzione della Commissione di proporre la revisione della direttiva entro la fine del 2012.
Stiamo lavorando a una proposta per questa primavera.
Attraverso la revisione della direttiva Enforcement, la Commissione farà in modo che gli operatori che compiano violazioni del copyright e che traggono profitto da questo siano rapidamente identificati e sanzionati dai tribunali degli Stati membri.
Dobbiamo inibire le imprese dal fare soldi sulle spalle dei detentori dei diritti al fine di consentire modelli di business sostenibili per sviluppare la loro offerta legale su internet.”

Da queste affermazioni, soprattutto dalle ultime frasi si capisce quali saranno gli ambiti di intervento della nuova direttiva:
1) Inibitorie dirette ad identificare e sanzionare rapidamente gli operatori ( o gli individui) che sono sospettati di violare il copyright.
Non si comprende peraltro quali possano essere questi strumenti aggiuntivi visto che già nel nostro ordinamento, così come in quello Comunitario, esistono questi mezzi inibitori provvisori nel processo civile come in quello penale.
2) Inbitorie dirette ad impedire a queste entità di “ fare soldi” e qui sembra chiaro che il Commissario si riferisca al “taglio” degli strumenti di pagamento, secondo il modello che la legislazione americana sembrava voler introdurre con il SOPA/PIPA e che è stato sperimentato per tagliare i rifornimenti a Wikileaks.

Il comunicato stampa del Commissario Barnier è disponibile qui : http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/28&type=HTML

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 22nd, 2012 No Comments

Megaupload e Megavideo: Il Congresso degli USA esita sul diritto d’autore, l’FBI e il DOJ no.

Il salto di qualità nella nuova strategia di repressione delle violazioni sul diritto d’autore on line è ufficialmente iniziato.
L’FBI, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha infatti chiuso i due siti di immagazzinamento di file dati, detti anche
cyber locker, arrestando il fondatore ed altri membri dello staff.
L’azione, spettacolare e “cruenta” allo stesso tempo costituisce senza dubbio uno step annunciato ma nondimeno importante nella lotta al diritto di espressione on line e segna uno spartiacque in un mondo che sino a qui aveva avuto delle remore a penalizzare modelli di business che non fossero espressione di una conclamata attività di pirateria.
Sino a qui gli unici a desiderare la fine di siti cosi popolari, e, dal modello di business considerato sin qui legale , erano state le Associzioni dei titolari del diritto d’autore che, disinteressandosi delle violazioni compiute dagli utenti, considerate poco efficaci, hanno puntato direttamente ai cyberlocker.
Sembrano lontanissimi i tempi delle norme repressive nei confronti degli utenti stile decreto Urbani, dalle stesse associazioni proposte, ma abbandonate in fretta e furia quando ci si è resi conto che non si potevano inseguire tutti gli utenti della rete che scaricavano musica e film.
Cosi come sembra lontano il tempo delle azioni civili e penali nei confronti di siti come piratebay, che a detta delle stesse Associazioni appare cosi volgarmente “pirata”, con la erre moscia.
No, il vero obiettivo, come dimostra l’azione statunitense è l’intermediario dal modello di business legale, che deve essere assoggettato a pena non perchè stia commettendo violazioni ma perchè in qualità di intermediario può agevolare la commissione di reati, che nell’indagine americana vanno dall’estorsione, all’associazione a delinquere al riciclaggio.
L’estorsione???
e che ci azzecca direbbe il Tonino nazionale, l’estorsione con un sito che fa immagazzinare files di grossa dimensione?
probabilmente non lo sapremo mai, o forse si, lo sapremo quando, come nel caso di Dominique Strauss Khan un azione spettacolare si è poi risolta in un bluff giudiziale, di cui l’unico a pagare le spese, ancorchè innocente è stato lo stesso strauss khan
Le Associazioni dei titolari dei diritti, che staranno ora festeggiando come l’imprenditore Piscicelli la notte del terremoto dell’Aquila, sono arrivate al punto di far redigere consulenze tecniche in processi civili e penali che, lungi dall’evidenziare la responsabilità dei “pesci piccoli” del diritto d’autore, puntavano direttamente a megaupload e megavideo e siti consimili.
Il chiodo fisso di queste entità è stato in questi ultimi due anni Megaupload, e ciò, nonostante una Corte Tedesca abbia recentemente affermato che megaupoload non può essere ritenuto, in qualità di intermediario che opera in maniera lecita, responsabile delle violazioni compiute dai singoli utenti.
Il messaggio che viene lanciato da questa operazione è chiaro e riflette le contraddizioni che in questi anni di mandato del Presidente Obama hanno circondato la politica di repressione del diritto d’autore in rete.
Gli Stati Uniti appoggiano i movimenti di libera espressione nei paesi in cui vige un regime dittatoriale ma non tollerano le violazioni del diritto d’autore che avvengono ovunque nel mondo e che minano gli interessi dell grandi Major, che controllano direttamente, attraverso alcuni posti chiave gli organi delegati alla repressione delle stesse violazioni.
Mai, come sotto la Presidenza Obama, considerato un vero democratico e un audace riformatore, la politica di repressione del diritto d’autore era giunta a penalizzare siti dal business considerato lecito in modo cosi invasivo e con metodi cosi spicci e indotti, cosi come mai le amministrazioni Usa si erano spinte ad aiutare direttamente i movimenti di piazza che usano internet come mezzo di democrazia.
Il caso Megaupload è solo l’inizio e possiamo essere certi che l’onda lunga di questa azione giungerà presto anche in Italia, sia nelle norme che l’AGCOM sta probabilmente preparando sul diritto d’autore sia nei diversi processi all’interno dei quali si dibatte sulla responsabilità degli intermediari che da oggi si sentiranno un pò meno protetti dalla fiaccola di libertà del gigante statunitense.

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 19th, 2012 1 Comment

L’AGCOM propone un’ agenda digitale per l’Italia.“Buona la prima” per la cabina di regia, per il wireless in ambito pubblico e per il commercio elettronico, troppa timidezza sulle frequenze.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha inviato una segnalazione a Governo e Parlamento in vista del varo del pacchetto liberalizzazioni.

L’obiettivo, si legge nel documento Agcom è quello di “governare la modernizzazione del Paese instradandola sulle reti e i servizi di nuova generazione”.

Il documento presenta notevoli elementi positivi, vista fra l’altro l’Autorità che l’ha emanato.

E’ senz’altro da “sposare” la tesi dell’Autorità sulla creazione di una “cabina di regia” gestita dal ministro dello Sviluppo economico che coordini e renda trasparente l’azione dei vari attori coinvolti (Governo, Regioni, Enti locali, Autorità).

Il motivo principale di questa precisazione appare essere di natura eminentemente pratica.

Lo “spacchettamento” delle competenze in tema di innovazione tecnologica tra il ministro Profumo del MIUR e il suo collega Patroni Griffi al ministero della funzione pubblica ,non ha infatti tenuto in considerazione che i “cordoni” della borsa in tema di innovazione tecnologica, ovvero i soldi che arrivano prima di tutto dalle istituzioni comunitarie per i bandi di innovazione tecnologica sono in realtà nella disponibilità del MISE.

Ha dunque ragione l’AGCOm quando ritiene che la regia dei progetti debba essere attribuita al Ministro Passera.

Ottime anche le osservazioni sullo sviluppo del wireless e sugli accordi di roaming ( impropriamente detto) per lo sviluppo del wi fi, così come la proposizione di modifiche normative in tema di commercio elettronico ( prima fra tutte l’abolizione della norma del codcie del consumo che svantaggia le transazioni elettroniche cd balzello digitale e l’utilizzo della PEC in funzione anti-abuso di posizione dominante di Poste Italiane).

Qualche dubbio sussiste invece sia per il nuovo ruolo che l’AGCOM rivendica per censire la posa in opera di reti di comunicazione elettronica sulla scorta dell’analoga norma in tema di frequenze e siti di trasmissione che non vedo come possa essere realizzata e che porterebbe in ogni caso ulteriori adempimenti burocratici a carico delle azione del comparto TLC.

Consapevole probabilmente delle critiche di questi ultimi mesi l’AGCOM, che pure aveva partecipato alla genesi del procedimento sul beauty contest in materia di assegnazione delle frequenze del cd dividendo digitale, si tiene a debita distanza dal fornire soluzioni specifiche in materia limitandosi a richiamare la politica europea in tema di spettro radio e segnalando che l’utilizzo delle frequenze da parte dello Stato e dei privati deve tenere conto della necessità di garantire adeguata remunerazione della risorsa scarsa.

Fra le righe si legge quindi una sconfessione della stessa procedura di beauty contest che avrebbe assegnato le frequenze a titolo gratuito.

Ma questo si sa, l’aveva già detto il Ministro Passera.

In definitiva un buon documento programmatico.

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on gennaio 12th, 2012 No Comments