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Si sequestrino i blog! il GIP di cagliari ribadisce che i blog non sono protetti dalla legge sulla stampa

Il GIP di Cagliari, lo scorso 27 aprile,  nell’ambito del procedimento penale contro cinque blog islamici prima rigetta la richiesta del PM, poi adotta autonomamente la misura del sequestro preventivo di cinque Blog e ordina ai provider di inibire l’accesso ai blog.

In allegato il dispositivo del provvedimento

Le luci e le ombre dell’inchiesta su   il Fatto quotidiano

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Studio Legale Roma Sarzana & Associati

Published by Fulvio Sarzana on aprile 30th, 2012 No Comments

Esclusiva la Truffa a Napolitano attraverso il sito “italia-programmi.net” .Il GIP di Milano “inibisce agli internet service provider italiani” l’accesso al sito “. Il Provvedimento di sequestro.

italiaprogrammi Il Giudice delle indagini preliminari di Milano Cristina di Censo, su richiesta del Pubblico Ministero Francesco Cajani, (tra i Magistrati italiani più preparati in tema di reati informatici) , ha disposto il 2 aprile scorso, il sequestro preventivo del sito web www. Italia-programmi.net,, che aveva escogitato un sistema di truffa ai danni di centinai di consumatori, ivi compreso il nostro Presidente della Repubblica.
La Procura ha richiesto il provvedimento per la violazione degli articoli 81, 640, comma 1 e 2, n 2, prima ipotesi, del codice penale.

La presunta attività truffaldina della società, con sede alle Seychelles, è sempre lo stesso: l’ignaro utente, convinto di aver appena scaricato un software gratuito, si ritrova con un abbonamento biennale al sito www.italia-programmi.net, con una spesa, non voluta ovviamente, 96 euro annui.
La società attende poi trenta giorni per cominciare ad inviare solleciti di pagamento, in prima battuta tramite posta elettronica, poi attraverso lettere minacciose che giungono a paventare azioni giudiziarie di fronte peraltro a Tribunali inesistenti.
Le modalità adottate dai presunti “truffatori” telematici, stando a quanto appurato dalle indagini, in alcuni casi sembrano più simili agli stratagemmi adottati da Totò e Peppino nelle commedie all’italiana, che ad un’attività posta in essere da “professionisti della truffa”, mentre in altri casi gli artifizi e raggiri sembrano più in linea con quanto viene posto in essere da “raffinati” criminali telematici.
Tra gli stratagemmi da commedia all’italiana vi è sicuramente la modalità di far apparire di giorno una pagina apparentemente in grado di rispettare quanto previsto dall’Antitrust che aveva già censurato più volte il portale, su segnalazioni di diverse associazioni di consumatori, tra i quali il provvedimento del GIP di Milano segnala espressamente l’Aduc, mentre di notte ritornava la pagina in grado di indurre in inganno i navigatori telematici.
Molto più serio, e più dannoso, appare lo stratagemma di “simulare” ai danni degli utenti la navigazione su uno dei portali più seri del panorama informatico nostrano, il sito di scaricamento telematico download.html.it, che è ovviamente all’oscuro di tutto e viene strumentalizzato per ottenere indebitamente il prezzo della frode.
Lo stesso provvedimento del GIP dichiara sul punto “ In conclusione Estesa Ltd illegittimamente approfitta della notorietà e serietà del sito download.html.it per “tranquillizzare” gli utenti ed indurli a sottoscrivere l’abbonamento ingenerando l’erronea convinzione che la registrazione sia gratuita”
Il GIP ricostruisce in tali termini l’attività truffaldina.
“La minaccia di ricorso all’A.G., addirittura pare, a tribunali inesistenti,rientra essa stessa nell’articolata strategia truffaldina pianificata dal gestore del sito, che muove dall’induzione alla registrazione dell’utente,portato artatamente a credere di iscriversi ad un sito gratuito, passa attraverso la richiesta di esborso economico, e, in ultimo, tenta di vincere la resistenza dei recalcitranti adombrando il ricorso alle vie legali, prospettazione che d’ordinario sortisce una spinta all’adempimento di quanto richiesto, al fine di evitare fastidi e ulteriore lievitazione dei costi
Come si è già detto lo stesso Presidente Napolitano era rimasto vittima della truffa nel febbraio 2012.
Sembrava dunque che ad indagare fosse la Procura della Repubblica di Roma che però, stando a quanto previsto dal GIP di Milano sarebbe stata “bruciata” sul tempo dai Colleghi Milanesi, che si sono mossi a seguito di una informativa di polizia giudiziaria datata 8 marzo 2012.
La Società HTML.it , parte lesa, ha annunciato che al termine delle indagini si costituirà parte civile, attraverso il proprio legale, l’Avv. Fulvio Sarzana dello studio legale Sarzana e Associati di Roma

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on aprile 3rd, 2012 No Comments

Ordini, disordini, contrordini, AGCOM e AGCM: L’antitrust prima obbliga i provider a inibire agli utenti italiani l’accesso al sito Privateoutlet, poi cambia idea e revoca l’ordine. Qual è l’autorità competente ad ordinare il blocco dell’accesso?

Il tema dell’inibizione all’accesso agli utenti italiani attraverso i provider italiani, di grande attualità vista l’accelerazione governativa in tema anticipata ieri da Anna Masera su La Stampa , si sta trasformando, a seconda dei punti di vista in una farsa e/o in un tragedia.

Ultima in ordine di tempo la revoca del provvedimento di blocco del portale privateOutlet trasmesso ieri dalla guardia di finanza presso l’Antitrust ai provider italiani.

L’Antitrust che aveva disposto all’improvviso, nel bel mezzo delle discussioni sui poteri di inibizione a carico dei provider da parte dell’AGCOM, un blocco a carico dei provider italiani delle connessioni per violazioni del codice del consumo,  ha emesso il 28 marzo un provvedimento di revoca dell’ordine di inibizione cambiandolo con un ordine a carico del titolare del  sito  di sostituire la propria homepage con un messaggio confezionato dalla stessa Antitrust

Il tutto come se tali ordini ( ordine di revoca trasmesso dagli organi di polizia giudiziaria ai provider incluso) provenissero dalla magistratura penale a seguito di una revoca da parte del tribunale del riesame e come se il sito stesso fosse in Italia.

Il principio ( ovvero il fatto di rivolgersi al titolare del sito)  potrebbe sembrare corretto, se non fosse che in tutto ciò l’Antitrust ha ribadito la propria convinzione di aver pieni poteri di inibizione a carico dei provider, sentendosi quindi legittimata ad emettere provvedimenti che però, stando a quanto emerge dalle bozze della “leggina” che il Governo si appresta a varare, sono rivendicati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Sono francamente sconcertato da questi continui cambiamenti di prospettive che hanno un forte impatto sul futuro del web italiano e che vengono trattati con qualcosa di molto simile alla totale approssimazione.

Qui il  antitrustordine di revocaprivateoutlet

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on marzo 30th, 2012 No Comments

ESCLUSIVA. L’ordine di Revoca integrale del blocco al portale Vajont.info. Il Pubblico Ministero lo estende a tutti i Provider e a tutti gli utenti italiani.

E’ di oggi l’ordine di esecuzione generale di “liberazione del portale Vajont.info” per tutti i provider italiani e per tutti gli utenti.

Non solo infatti il Presidente del Tribunale ed il Collegio intero  del riesame di Belluno  hanno compreso in pieno i pericoli connessi al blocco indiscriminato attraverso gli indirizzi IP e DNS di un sito internet ma gli  stessi organi inquirenti dimostrando la medesima sensibilità istituzionale, e dopo qualche incertezza iniziale, hanno chiarito che il sito Vajont.info deve essere raggiungibile da tutti gli Utenti Italiani, e non solo agli utenti delle società facenti capo al  ricorrente Assoprovider.

Qualche grande Provider infatti dimostrandosi in questo più realista del Re, aveva deciso di non revocare il blocco agli utenti Italiani.

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Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on marzo 14th, 2012 No Comments

Libertà di stampa e di espressione: il Tribunale della libertà di Belluno, presieduto dal Presidente del Tribunale, dichiara illegittimo il sequestro preventivo del sito Vajont.info e il blocco all’accesso per gli utenti italiani a carico dei provider italiani per “eccessività contenutistica” e dispone la cancellazione di una sola frase offensiva dell’On Maurizio Paniz

Il blocco degli accessi per gli utenti italiani adottato attraverso il   sequestro degli IP e dei DNS a carico dei provider italiani, in caso di presunta diffamazione, deve ritenersi eccessivo rispetto al bene giuridico da tutelare.

 Il sequestro di un sito web deve cadere solo su una o più frasi offensive e solo  nel  caso in cui le  frasi  non siano  state nel frattempo cancellate ( cosa che nel frattempo era già stata fatta dal titolare del sito, come certificato dal fax inviato ai provider dalla polizia postale il 9 marzo stesso ndr).

 E’ quanto ha stabilito il 9 marzo scorso il Tribunale della Libertà di Belluno,  presieduto dal Presidente del Tribunale di Belluno Sergio Trentanovi (  giudici a latere Antonella Coniglio e Elisabetta Scolozzi).

 Il sito Vajont.info, eccettuata dunque la frase ironica su Scilipoti e Paniz, su cui permane tuttora il sequestro e che però era già stata cancellata dal titolare del sito, deve quindi tornare nella sua interezza sul web.

 Il Tribunale del Riesame accoglie quindi il ricorso dei 200 Provider di Confcommercio facenti capo all’Associazione “Assoprovider”, proposto attraverso l’Avv. Fulvio Sarzana di S.Ippolito, che, da subito, avevano protestato per l’ampiezza della misura irrogata dal Giudice delle indagini preliminari di Belluno Sergio Giancotti.

I provider avevano lamentato i gravi rischi per i diritti costituzionali alla libera espressione ed al diritto all’informazione connessi all’esecuzione del provvedimento di quell’ampiezza.

Il legale aveva discusso la misura di fronte al Collegio presieduto dal Presidente del Tribunale il 9 marzo scorso.

Come si ricorderà il GIP aveva disposto il sequestro del sito Vajont.info  per una frase ritenuta offensiva nei confronti degli On Paniz e Scilipoti, rimettendone le modalità di esecuzione al Pubblico Ministero.

Il Pubblico Ministero Massimo De Bortoli  aveva ordinato  “ai fornitori di servizi internet operanti sul territorio dello stato italiano di inibire ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo web www.vajont,info, ai relativi alias, ed ai nomi di dominio presenti e futuri rinvianti al sito medesimo, all’indirizzo IP statico che al momento dell’esecuzione del sequestro risulta associato al predetto nome di dominio ed ad ogni ulteriore indirizzo IP statico che sarà associato in futuro”  

Il Tribunale ha stabilito due principi:

1)       Il GIP avrebbe dovuto disporre  il sequestro solo della presunta frase diffamatoria e non dell’intero sito perché diversamente argomentando  si porrebbero delle gravi questioni relative alla tutela della libertà del pensiero, di libertà di espressione  e di stampa in quanto valori costituzionali protetti dall’art 21 della Costituzione.

2)      Il provvedimento di inibizione DNS e IP oggetto dell’ordine di esecuzione firmato dal pubblico ministero è eccessivo rispetto al fine da tutelare, ovvero l’onorabilità di qualsiasi individuo, nella fattispecie l’On Maurizio Paniz. In particolare il Tribunale ha affermato “ Le modalità di esecuzione rendono evidente, nei limiti del fumus richiesto dal sequestro, l’eccessività contenutistica del disposto sequestro preventivo in relazione al fine che doveva essere tutelato ( l’onorabilità dell’On Paniz), in riferimento alla frase di natura oggettivamente offensiva.

Il Tribunale ha quindi statuito che  “ l’ambito del sequestro preventivo deve considerarsi illegittimo nella sua attuale ampiezza”.

 Il tribunale del riesame ha quindi accolto il ricorso dei Provider mantenendo i il sequestro  preventivo solo sulla frase ritenuta offensiva, riducendo quindi l’ampiezza e revocando implicitamente  tutti gli altri elementi del provvedimento originario, ovvero il sequestro dell’intero sito e l’ordine di inibizione a carico dei provider.

 

 Post scriptum:  nei giorni scorsi si era sparsa la notizia che il sito Vajont.info sarebbe già stato dissequestrato dal procuratore della Repubblica di Udine a seguito di una condanna per diffamazione nei confronti dell’On Paniz e ciò ha indotto in errore alcune testate che hanno pensato si trattasse del ricorso proposto da Assoprovider-Confcommercio.

Va chiarito che la vicenda di Udine riguardava  fatti accaduti diversi anni prima tra lo stesso titolare del sito e l’On Paniz, e che nulla avevano a che fare con il provvedimento di sequestro preventivo adottato dal Giudice di Belluno Aldo Giancotti il 31 gennaio 2012 e con l’ordine di inibizione agli utenti italiani dato ai provider il 16 febbraio di quest’anno e che gli stessi Provider avevano impugnato di fronte al Tribunale della libertà di Belluno.

 

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on marzo 12th, 2012 2 Comments

Esclusiva: Il provvedimento integrale di sequestro Vajont.info

Si confermano tutte le anticipazioni dei giorni scorsi, ivi compreso il sequestro per la sola frase diffamatoria oramai nota nei confronti degli On Paniz e Scilipoti e l’ordine a carico dei 226 providers del blocco IP

buona lettura giancotti3pdf

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on febbraio 19th, 2012 No Comments

Il Caso: Il GiP di Belluno ordina la chiusura preventiva dell’intero portale dedicato alla strage del Vajont, costata la vita nel 1963 a 1910 persone, per una frase ritenuta offensiva della reputazione degli On. Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz, e ordina a 226 Provider italiani di impedire ai cittadini italiani di aver accesso al portale.

 

 

 

 

 

 

 Il Giudice delle indagini preliminari di Belluno ordina la chiusura preventiva del’intero  portale dedicato alla strage del Vajont, costata la vita nel 1963 a 1910 persone, per una frase ritenuta offensiva della reputazione degli  On. Domenico  Scilipoti e Maurizio  Paniz,  e ordina a 226 Provider italiani di impedire ai cittadini italiani di aver accesso al portale.

 Una metafora alpina di poche parole è costata cara ad un bellunese titolare del portale informatico dedicato all’approfondimento sulla strage del Vajont, Vajont.info.

Il Giudice delle indagini preliminari di Belluno, su richiesta della locale Procura, ha infatti disposto il sequestro preventivo del’intero portale www.Vajont.info, il sito web  che raccontava, con immagini ed articoli,  la storia della strage conseguente al crollo della diga del Vajont del 1963, costata a tutt’oggi 1910 vittime.

La misura richiesta dalla Procura e disposta dal GIP, in virtù di una frase sarcastica adottata nei confronti dei due parlamentari,  però è stata adottata non solo nei confronti del portale ma anche a carico di 226 internet service providers italiani, ai quali è stato ordinato di “inibire ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo web www.vajont.info, ai relativi alias e ai nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo, all’indirizzo IP statico che al momento dell’esecuzione del sequestro risulta associato al predetto nome di dominio e ad ogni ulteriore indirizzo IP statico che sarà associato in futuro ( interdizione alla risoluzione dell’indirizzo mediante DNS)”.

Fra i documenti destinati a scomparire dalla rete, fotografie, interviste, e rappresentazioni teatrali come quella tenuta a febbraio dai ragazzi di una delle cittadine della comunità ancora sconvolta dal ricordo del disastro, che avevano messo in scena uno spettacolo teatrale dal titolo “ Chi si ricorda del Vajont?”,  basata sul film del 2001 del regista di Renzo Martinelli e sul monologo teatrale del 1997  dell’Autore Gabriele Paolini, demandando poi  allo stesso portale il compito di diffondere presso la comunità la notizia della pièce teatrale.

Sino ad oggi la magistratura aveva sempre esitato nell’imporre ai provider lo strumento dell’inibizione all’accesso  per i cittadini italiani  in occasione di un  sequestro preventivo dei portali e dei blog per diffamazione,  per i gravi rischi di lesione dei diritti costituzionali del diritto all’informazione e alla libertà di espressione e mai in precedenza, per una potenziale diffamazione, era stata adottata la misura dell’inibizione all’accesso ad un blog o ad un portale a carico di un cosi rilevante numero di internet providers.

Al di là della vicenda giudiziaria specifica,  delle responsabilità del titolare del portale che andranno accertate e  della giusta tutela spettante in quel caso agli Onorevoli Scilipoti e Paniz, va detto che il consolidamento di questa prassi appare in grado di ledere gravemente i diritti all’informazione dei cittadini italiani che potrebbero vedere scomparire dal mondo della rete interi quotidiani, blog, portali informativi,in  virtù di una o più frasi ritenute lesive dei diritti di un singolo cittadino.

Fulvio Sarzana di S. Ippolito

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Published by Fulvio Sarzana on febbraio 17th, 2012 8 Comments